Il risveglio di Fahryon di Daniela Lojarro

lojarro1

Titolo: Il risveglio di Fahryon – Il suono sacro di arjiam

Autore:  Daniela Lojarro

Editore: GDS editore

Data di pubblicazione: 14 dicembre 2015

Genere: Fantasy

Pagine: 317

Formato:  Ebook €2,49 – Cartaceo €14,31

 

Sinossi

«Nulla è solo ciò che sembra»Fahryon, neofita dell’Ordine dell’Uroburo, fugge dalla capitale del regno di Arjiam insieme ad Uszrany, cavaliere dell’Ordine del Grifo, per evitare di cadere nelle mani del potente nobile Primo Cavaliere del regno, il nobile Mazdraan, segretamente adepto della Malia, l’insidiosa magia legata al Silenzio e al Vuoto.Tuttavia, durante la precipitosa fuga, il nobile Mazdraan cattura Uszrany; Fahryon, invece, è tratta in salvo da Vehltur, un misterioso Magh. Mentre Uszrany, prigioniero del nobile Mazdraan, scopre sconcertanti segreti sulla storia del regno e impara a convivere con i fantasmi del suo passato, Fahryon, sotto la guida di Vehltur, inizia il cammino iniziatico che, prova dopo prova, la prepara al confronto con il suo avversario, il nobile Mazdraan.

Estratto dal capitolo 5 Il Risveglio
Il tumulto che udiva e che provava cessò. Fahryon, stordita da quell’improvvisa calma, attese qualche istante con il cuore che batteva all’impazzata; poi, rialzò cautamente il capo, trattenendo il fiato per lo spavento e per lo stupore.
Tranquillamente accovacciato al centro di una grotta ottagonale, un enorme drago, dal corpo ricoperto di squame lucenti e iridescenti, la stava squadrando con un’espressione di divertimento misto a insofferenza.
Era un’assurdità, un parto della sua fantasia: i draghi esistevano solo nelle saghe, nelle leggende e nelle favole, tentò di convincersi Fahryon.
Nonostante la rassicurante logica di quella constatazione, però, non riuscì a scacciare l’inquietudine che quel mostro le procurava.
Il drago scosse la testa con disappunto distendendo le smisurate ali per qualche istante; poi, si sollevò sulle zampe posteriori.
«Non esiste davvero? Ne sei certa?», chiese la voce in tono sinceramente stupito.
Il mostro parve sogghignare, emise dal naso un sibilo d’indignazione e uno sbuffo di fumo avvolse completamente Fahryon, facendole lacrimare gli occhi e soffocandola con il suo acre odore di zolfo.
Il drago esisteva davvero e Fahryon doveva trovare il modo per andarsene da lì, al più presto.
«Questo posto appartiene al drago e solo lui può concederti di uscirne. Prova a chiedergli d’indicarti la via», rispose la voce con ironia.
Fahryon osservò il drago con scetticismo: dubitava che quel mostro sapesse usare il cervello oltre alle mandibole.
Il drago, offeso, portò il muso all’altezza del suo viso e le scoccò un’intensa e feroce occhiata: sibilò pericolosamente soffiando spire di fumo dalle nari, che si avvolsero su se stesse come tanti serpentelli. Fahryon trasalì, costretta ad ammettere che il drago non solo era capace di pensare ma anche di leggere i suoi pensieri.
L’animale, soddisfatto, riprese la sua iniziale posa solenne e rimase immoto a scrutarla con i suoi occhi neri e profondi, muovendo solo di tanto in tanto la coda con indolenza.
«Se imparerai a conoscerlo, non dovrai più averne timore», la rassicurò la voce.
Benché titubante e diffidente, Fahryon sollevò lo sguardo e, incrociato quello terribile del drago, lo fissò a sua volta rimanendone ipnotizzata, mentre rivoli di sudore freddo le colavano giù per la schiena.
Gli occhi del drago la scrutarono, indagatori e implacabili poi, come delle fiere che avessero fiutato la pista di una preda, si gettarono su di lei. Fahryon, terrorizzata, scappò per sottrarsi ai fuochi seducenti e sfolgoranti che volevano sondare la densa e profonda oscurità del suo animo e che la inseguivano senza posa. Nell’istante stesso in cui quegli occhi la ghermirono, Fahryon non riuscì più a distinguere il mostro da sé e, come se per un attimo fuggevole fossero diventati un essere solo, l’istinto violento dell’animale la pervase, facendo scorrere più velocemente il sangue nelle sue vene e accendendo in lei un intenso brivido di vitalità. Sentì allora il suo tremito di paura tramutarsi nel senso di trionfo e di eccitazione del drago per averla in suo potere e si ribellò incalzandolo a sua volta con ferocia. Poco dopo, i ruoli s’invertirono nuovamente e poi ancora, in un’alternarsi estenuante di trepidazione ed ebbrezza, finché Fahryon si accasciò a terra stremata e ansante, incapace di comprendere dove quel folle inseguimento avesse realmente avuto luogo: ricordava però di aver già provato quel genere di sentimenti e di emozioni.
«Quando?», domandò la voce.
La giovane donna scosse la testa: non lo sapeva …
«Non lo sai? Ne sei certa … Fahryon?», chiese la voce.
Fahryon alzò di scatto il capo: quella voce l’aveva chiamata Fahryon.
Nella sala, fastosamente decorata e affollata di spettatori elegantemente vestiti, si diffondeva la musica accorata e malinconica del canto della regina Elavnys. Nella sua mente poco per volta le note del canto si affievolirono fino a spegnersi.
Fahryon!
Quel nome l’aveva destata dagli inganni della Malia di Kahvjai!
Poi, lei lo aveva ucciso con la sua Armonia ed era in quell’istante che aveva provato la stessa eccitazione del drago!
Quando aveva affrontato il Reggente uccidendolo, le si era svelata una parte di sé che agiva per istinto e che non era stata in grado di controllare. C’era una parte oscura di sé, nella quale non era mai stata costretta a guardare e che, nel momento del pericolo, era affiorata con prepotenza in superficie; ma era in essa che aveva trovato la forza per difendersi e per distruggere. Ne aveva provato un tale terrore da decidere inconsapevolmente di negarla, di cancellarla del tutto.
Fahryon alzò lo sguardo e incontrò gli occhi enigmatici del drago e, per la prima volta, non provò disagio. Il drago allargò maestosamente le ali e la fissò agitando vigorosamente la lunga e possente coda, mentre emetteva sibili sempre più minacciosi.
Fahryon lo osservò pensierosa. Al mostro sarebbe bastato puntare contro di lei uno solo dei suoi artigli per annientarla, ma non l’aveva ancora fatto. Una ragione doveva pure esserci.
«Quale è il significato dell’Uroburo, Fahryon?», le domandò la voce.
L’Uroburo era il simbolo dell’eterno fluire del Tempo, della continuità della vita e del mondo creato: nel cerchio dell’Uroburo Suono e Silenzio, Luce e Oscurità, Vita e Morte nascevano uno dall’altro e non sarebbero mai esistiti uno senza l’altro. Il Magh doveva penetrare nel nucleo, in apparenza vuoto e oscuro, dell’Uroburo per giungere alla Conoscenza del Mistero del Suono Sacro, dove gli opposti si conciliavano nell’Unità del molteplice.
Fahryon tornò a fissare il drago che la osservava con espressione subdola, mettendo in mostra le sue zanne acuminate. Il mostro avanzò di alcuni passi, facendo tremare il terreno sotto i suoi piedi, fino a incombere minacciosamente su di lei. Fahryon, soffocata e spaventata dall’intensità dell’odio e dell’ira che sentiva ribollire dentro lo sguardo minaccioso del drago, tentò di sottrarvisi ma non vi riuscì. Allora comprese.
Negli occhi terrificanti del drago vedeva riflessi i sentimenti brutali e violenti che si agitavano in lei. Suono e Silenzio, Luce e Oscurità: quello era l’Uroburo e lei doveva accettare che quegli opposti facessero parte di lei e cercare di metterli in equilibrio.
«Dove ti hanno condotto le scelte che hai compiuto, Fahryon?», chiese la voce.
La scelta di negare una parte di se stessa per non soffrire l’aveva portata nel labirinto del Vuoto; quella di ascoltare le voci che parlavano al suo cuore in quella grotta, custodita dal drago.
La giovane donna lasciò scorrere lo sguardo attorno a sé.
I draghi nelle leggende vegliavano sui tesori ma lì non c’era assolutamente nulla all’infuori di lei e lei non possedeva nulla di più prezioso oltre se stessa.
Quella grotta era dunque il suo cuore!
Ognuno compiva le sue scelte determinando il suo cammino: lei nel giardino delle erbe profumate aveva scelto e poi, al Santuario, aveva riconfermato il cammino della Conoscenza, causando involontariamente la rovina della sua famiglia. Era un essere umano, aveva dei limiti e non poteva combattere contro la volontà e le scelte del nobile Mazdraan. Ora comprendeva che nemmeno la confessione di Tyrnahan avrebbe mai potuto distogliere il padre di Uszrany dal cammino che lui si era scelto e che perseguiva con determinazione. Nessuno avrebbe mai potuto salvare la sua famiglia, anche se lei lo aveva creduto possibile. Anche Kahvjai aveva scelto e ora Fahryon sapeva di non averlo ucciso con la sua Armonia: il Reggente, ricusando in punto di morte il Mistero del Suono Sacro per il Silenzio e l’Oscurità, aveva compiuto la sua scelta determinando la sua condanna per l’eternità.
«Tu hai ancora la possibilità di scegliere, Fahryon, ma questa volta la tua scelta sarà definitiva», l’ammonì la voce.
La giovane donna trasalì riconoscendo finalmente la voce di Tyrnahan.
«Sì, sono io, Fahryon», confermò la voce dolcemente. «Solo ora anche io ho compreso: il Suono Sacro, tramite le parole di Xhanys, mi aveva indicato la via ma io l’avevo frainteso. Il mio dono era per proteggerti da Kahvjai e poi per accompagnarti alla grotta di questo drago conducendoti sul cammino della memoria: così, insieme abbiamo potuto smantellare il Vuoto nel quale avevi chiuso il tuo cuore carico di dolore. Ma se tu non avessi sondato le profondità del tuo animo prendendo consapevolezza anche dell’esistenza del tuo lato oscuro, non avresti mai potuto trovare l’equilibrio con te stessa necessario per dominare l’Armonia. Però, sei tu che devi scegliere di uscire da questa grotta affrontando il drago», la ammonì con gravità. «Rifletti su ciò che provi e cosa vedi quando i tuoi occhi s’immergono in quelli del drago, Fahryon», la esortò.
La giovane donna gettò un’intimorita occhiata al drago che, immobile al centro della grotta, la fissava enigmatico. Di fronte alla sua incertezza, l’espressione misteriosa negli occhi del drago si tramutò poco per volta in una selvaggia, carica di primitiva forza ferina. Tutto l’iridescente corpo del mostro fremette, scosso dal desiderio d’impadronirsi di lei e, pregustando il sapore del suo trionfo, iniziò ad avanzare determinato. Fahryon arretrò terrorizzata interrrogandosi freneticamente su cosa avesse visto quando era riuscita a sua volta a scrutare nell’immensità di quegli abissi.
«Fahryon!», esclamò ad alta voce con esultanza.
Il drago si bloccò sorpreso.
«Tu sei me, tu sei la forza e l’istinto che si celano nel cuore d’ogni essere umano, che incessantemente si generano, si distruggono e si rigenerano», gridò in tono vittorioso ed ergendosi con sfida per affrontarlo un’ultima volta. «Riconoscendoti per quello che sei, ti ho domato e non ti temo più. Tu non mi annienterai e non ti servirai di me per distruggere, ma io attingerò alla tua forza per creare, drago, perché ormai tu mi appartieni».
Il drago sollevandosi sulle zampe posteriori spalancò le immense ali, ruggendo la sua rabbia per essere stato soggiogato. Con un fragore, che fece rimbombare la grotta, ripiombò a terra e, dimenando la coda, sibilando furioso nel vedersi sfuggire la preda, si protese, eruttando fuoco dalle fauci e soffiando contro di lei, in un ultimo disperato tentativo di non essere sottomesso.
Fahryon fissò con determinazione gli occhi del drago che brillavano di uno sfavillio sanguinario, consapevole che, se in quell’istante il minimo dubbio o timore avessero incrinato la sua conoscenza, il drago ne avrebbe approfittato a suo vantaggio. Con voce stanca e appannata, intonò l’inno sacro della contemplazione più profonda, che ora poteva sentire risuonare attorno a sé e dilagare nel suo animo e nel suo cuore con esultanza, annullando ogni affanno e apportandovi nuovamente la gioia della consapevolezza di esistere.
Il Suono Sacro del Mondo la accolse, avvolgendola nella Sua Vibrazione vivificante. Fahryon, abbandonandosi fiduciosa a Esso, ne trasse nuova forza e sicurezza per continuare a cantare e il drago lentamente si dissolse nella calda polla d’acqua sorgiva del Santuario, inondata dalla rosea luce dell’aurora.
Il suo viaggio era compiuto: Fahryon era rinata sbocciando al calore del sole dell’Astahzar, il Risveglio del Mondo, l’equinozio di Primavera.

 

Acquistalo qui sotto:


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...