La bilancia dei mondi divisi – Riflessi diversi di Veronica C. Aguilar e Emiliano Guiducci

La bilancia dei Mondi divisi COVER

Titolo: La bilancia dei mondi divisi – Riflessi diversi

Autore: Veronica C. Aguilar – Emiliano Guiducci

Editore: Self publishing

Data di pubblicazione:

Genere: Fantasy

Pagine: 

Formato:  Ebook €

Sinossi

Tre mondi, tre chiavi, tre guardiani, tre cancelli. Una vita fatta di illusioni, un’identità nascosta. Una corsa contro il tempo: il passato, il futuro, il presente. Una caccia al tesoro mortale. Una storia d’amore molto pericolosa. Demoni, spiriti, streghe. La Chiesa, la CIA e Lui, il Signore del male. Questi sono gli elementi racchiusi nella storia di Sara Kilshore, la protagonista de La bilancia dei Mondi divisi. Un romanzo fantasy gotico psicologico che non vi darà tregua fino all’ultima riga.

COVER CD SOUNDTRACK La bilancia dei Mondi divisi vol.1

La bilancia dei Mondi Divisi – Riflessi diversi è un libro del 2016, scritto da Veronica C. Aguilar con la cooperazione del cantautore Emiliano Guiducci. Il primo romanzo fantasy psicologico della saga “La bilancia dei Mondi divisi”.
I libri:
La bilancia dei Mondi divisi – Riflessi diversi
La bilancia dei Mondi divisi – La strega
La bilancia dei Mondi divisi – Caos
La bilancia dei Mondi divisi – Equilibrium
La bilancia dei Mondi divisi – New York, il viaggio.
Sara Kilshore è un’adolescente che, dopo la perdita dei genitori, viene attaccata da una creatura misteriosa che solo lei sembra in grado di poter vedere. Per questo motivo, una volta a settimana, si reca nello studio di Isac, il suo psicologo. La sua famiglia, morta in strane circostanze, le ha fatto credere di avere un disturbo della memoria, causato da una caduta accidentale, ma l’incontro con Tobia la catapulterà in un mondo che pensava essere frutto della sua immaginazione e di cui ignorava l’esistenza. Demoni, spiriti e strane creature sono reali e le danno la caccia. Si affida a Tobia, l’unica persona che sembra crederle. Nemmeno il suo amico Daniele e suoi tutori l’ascoltano, la credono malata. Un viaggio a New York e l’incontro con la zia Claire, faranno chiarezza nel suo passato, facendole prendere atto che il destino dell’umanità è nelle sue mani. In passato qualcosa è andato storto e alcune anime malvage vagano sulla terra. Il compito di Sara è rintracciarle e farle tornare da dove vengono. Tre mondi, tre porte, tre guardiani e tre chiavi. Queste sono le cose che le serviranno per ristabilire l’equilibrio tra tre dimensioni diverse. Un intreccio tra passato, futuro e presente, costringeranno la protagonista a superare molte prove di coraggio e di forza, ma soprattutto la porteranno ad affrontare la battaglia più difficile: quella contro se stessa.

Estratto

Una macchina bianca ci attendeva all’uscita del nostro palazzo, una vecchia struttura degli anni Quaranta circondata da edifici simili, non vi erano né vegetazione, né strade asfaltate, né cortili dove poter giocare, solo tantissima sabbia dorata. Piangevo e gridavo qualcosa a un ragazzo di cui, quando è cominciata questa storia, non ricordavo nemmeno il nome; al contrario, però, ne rammentavo l’aspetto: avrà avuto poco più di tredici anni e, nonostante fosse molto giovane e la sua corporatura molto esile, aveva già dei muscoli forti ed evidenti.
Perfino quel giorno indossava la sua vecchia maglietta azzurra, aderente e sporca, i suoi capelli neri erano in disordine e il suo sguardo a mandorla color petrolio era coperto da un velo di tristezza: mi vedeva andare via. In sua compagnia c’era un altro ragazzino più piccolo, di cui ricordo invece il nome: Bartolomeo. Spesso ci allenavamo insieme, aveva due anni più di me, e, come il primo, nonostante l’età, era già molto forte. Mentre mi salutava, le lacrime rendevano i suoi occhi marroni ancora più belli, un impulso nervoso costrinse le sue dita a sfregare forte la chioma rossa, mentre io battevo il palmo delle mani contro il vetro dell’auto, gridavo, ero disperata. Lo vidi correre verso di noi e lo sentii urlare il mio nome: Sara.
Il rumore assordante di un tuono mi riportò alla realtà: la pioggia batteva violenta contro il finestrino della Mercedes nera di Bruno, osservavo quello che stava accadendo fuori, pensai che non ero poi così sola nel dramma, il cielo piangeva con me, nascondendo il mio grido silenzioso.
Era il quattro settembre del 1998 ed ero chiusa in quell’auto da soli dieci minuti, ma il tempo sembrava quasi volesse prendersi gioco di me fermandosi. Quel compleanno lo avrei ricordato per tutta la vita.
Il motore si spense, la mia immagine riflessa nel finestrino cambiò improvvisamente espressione. Era arrivato il momento che odiavo di più, quello” dell’addio”. Feci una smorfia. Davanti a me c’era un bellissimo prato fiorito.” Come può un luogo così bello, tanto da sembrare il paradiso, essere invece l’inferno?” mi domandai, sperando che i miei accompagnatori si fossero dimenticati di me. Preferivo rimanere nell’auto, ma i miei pensieri furono interrotti dal rumore dello sportello che si apriva: Daniele, l’unico volto che allietava quel terribile momento, mi porse la mano invitandomi a uscire. Mi avvicinai sfiorandogli le dita, ma lui serrò la presa con decisione, tirandomi a sé. D’impulso sollevai la nuca e incrociai i suoi occhi colmi di dolore. Il colore nero delle mie ballerine stonava con quello del prato, così come il mio vestito, così come il mio cappello, così come il mio cuore.
Quando mia madre accompagnava mio padre alle cene di lavoro, la guardavo prepararsi: indossava sempre un abito nero. La invidiavo, adoravo come si vestiva e adoravo quel colore, e non credevo che quell’occasione avrebbe potuto indurmi a odiarlo così tanto.
Chiusi lo sportello, afferrai il suo braccio e lo strinsi. La pioggia si faceva sempre più fitta, avvicinò l’ombrello verso di me lasciando la sua spalla scoperta. Era la mia unica speranza, quella che mi permetteva di andare avanti in una vita che detestavo e una presenza che non mi abbandonava, nemmeno per un istante. Mi mancava l’aria, la macchia nera che vedevo in movimento erano persone di cui conoscevo appena il nome, i bei colori del prato stingevano man mano che ci avvicinavamo alla folla. Ogni volta che qualcuno mi rivolgeva uno sguardo, una smorfia o mi dava una pacca sulla spalla, cercavo il volto del mio accompagnatore che, con i suoi grandi occhi marroni, riusciva a restituirmi un po’ di serenità.
Di fronte a me c’erano tre casse in legno scuro e zinco, adornate da corone fatte di fiori di tutti i tipi, ma io non ne percepivo i colori. Al contrario, gli odori arrivavano con una nota di vecchio, di stantio, come se troppa acqua li avesse fatti marcire. Avevo sperato di non arrivare mai a vederle, ma qualcuno non aveva ascoltato le mie preghiere; d’altra parte, perché avrebbe dovuto?
La cantilena del sacerdote mi martellava le tempie, non comprendevo le sue parole e nemmeno mi interessavano, ero come un calice che traboccava un cocktail mortale fatto di rabbia, apatia e profonda tristezza. Di quell’osceno sproloquio compresi solo la teoria secondo cui era Dio ad aver chiamato a sé la mia famiglia, questo significava che Lui mi voleva sola, triste e abbandonata, e questo non aveva senso. Sapevo che quegli eventi erano opera di una forza oscura, ma non osavo parlarne con nessuno, il mio equilibrio psichico avrebbe perso altri punti e quelli di partenza non erano molti.
Una parte di me era morta con loro, speravo che fosse solo un incubo e desideravo risvegliarmi nel letto della mia stanza, nella mia casa e con la mia famiglia. Nella mia testa, come un disco rotto, ripetevo: “Basta, basta, basta…”.
I genitori di Daniele lasciavano cadere la terra sul legno, sepolcro definitivo della poca felicità che mi era rimasta. Non smettevo di piangere, il figlio mi afferrò la mano e la strinse forte, come se volesse prendersi una parte del mio dolore. Mi voltai verso di lui: guardava insistentemente l’immagine dei suoi, non capivo cosa stesse provando, sembrava ipnotizzato, come se i suoi occhi fossero concentrati su di loro ma la sua anima vagasse altrove, lontana.
Il suo naso importante era puntato contro quella triste fotografia che avremmo portato con noi per tutta la vita. Non potevo continuare a osservare quella scena, mi voltai squadrando il suo viso di porcellana, appoggiai la testa sul suo petto e lui rimase immobile, sembrava soggiogato da qualcosa. Spaventata dalla sua reazione, sollevai il viso e gli sfiorai delicatamente la guancia; lui ricambiò il gesto e fece scivolare l’ombrello a terra per poi chiudermi in un forte abbraccio, quasi soffocante. Il mio cappello di raso fu strattonato da un’improvvisa folata di vento, lasciando liberi i miei lunghi capelli neri che si bagnarono in un attimo.
«Ce la faremo.» Mi sollevò il volto con un gesto delle mani.
Mi alzai sulle punte e risposi con un sorriso forzato.
Bruno, il padre, richiamò la nostra attenzione con un colpo di tosse, ci invitò a seguirlo, lo vidi allontanarsi; la copia identica di Daniele, con l’unica differenza che lui portava i lunghi capelli grigi raccolti in una coda.

Gli autori

Concesion Gioviale, nasce a Roma nel 1981, figlia di un padre operaio e di una madre casalinga e cittadina spagnola, cresce in una famiglia semplice che le insegna i valori della vita, come il rispetto e la condivisione, alla quale tiene in modo particolare.
Dopo aver frequentato il liceo Scientifico, frequenta un corso professionale e prende un attestato di diploma di “addetta agli uffici import- export”.
Per problemi familiari, è costretta ad abbandonare l’università e viene assunta come responsabile reclami e rimborsi, per una nota società di trasporti.
Nel corso degli anni, Concesion coltiva la passione per la scrittura, iniziando a scrivere il suo primo racconto, ispirato a un noto anime Giapponese: Ken Shiro.
La Dottoressa Daniela Zanarini, sua insegnante di lettere, si accorge della sua innata passione per la scrittura e le propone di partecipare a un concorso, ma l’autrice rifiuta pensando di non farcela; sotto consiglio di insegnanti e compagni di classe, alla fine cambia idea, ma senza passare per la correzione della professoressa di Italiano.
La Biblioteca comunale Federico Borromeo, con la partecipazione di Stefano Masciarelli, decide di premiarla tra i primi dieci, pubblicando il suo estratto “Lettera al sindaco”, in una raccolta che parla di giovani.
La donna continua a scrivere tenendo tutto per se, fin quando una collega di lavoro non la spinge a partecipare a un noto concorso letterario.
Concesion vince il concorso. Si rende conto che il contratto editoriale che le propongono è a pagamento e vi rinuncia.
Nonostante ciò, continua a scrivere e colleziona la bellezza di diciassette lavori tra racconti brevi e romanzi, oltre ad ampliare la sua collezione di poesie.
In seguito, una serie di problemi personali e familiari, la costringono a dedicare sempre meno tempo alla scrittura, fino ad abbandonarla completamente. Anni dopo, un colpo di fortuna e uno social network, le fanno incontrare Valentino Spedicato, suo vecchio compagno di classe delle scuole medie, che la fa avvicinare alla musica, essendo il batterista dei Biancostile, una band di emergenti Capitolini; prima come amica, poi come fan e ancora come autrice, la ragazza riprende in mano il suo sogno, attraverso il loro. Quasi per scherzo, su Facebook inizia a scrivere un capitolo del suo primo e futuro romanzo.
Stimolata da Vincenzo Giannone, leader della band, la donna manda il manoscritto a ben quindici editori di cui sei lo selezionano per essere pubblicato. Qui comincia l’avventura con la Sovera edizioni che nel 2012 decide di pubblicare il romanzo “Prendi e Vai”, ispirato proprio alla band.
Questo libro porta all’autrice molti risultati, su web si possono trovare recensioni molto positive. È stato portato alla fiera di Francoforte, tradotto in Inglese e ha avuto un notevole successo.
Nel 2013 entra e fa parte del team “Nuovi autori nel cuore di Roma” una manifestazione completamente gratuita che promuove artisti emergenti. In veste di addetto ufficio stampa.
In contemporanea, viene reclutata da “Anime di Carta”, un’associazione culturale capitanata dalla direttrice artistica Emanuela Petroni, che si occupa di promuovere arte a 360 gradi.
Nel 2014 Concesion ha il ruolo di giuria tecnica nonché inviata speciale della trasmissione radiofonica “Heroes of the night” di Radio Onda libera, la quale promuove musica emergente.
Il lavori dell’autrice non finiscono qui. Nel 2013 è anche collaboratrice della rivista “Sulpalco.com” e si occupa di recensioni per artisti emergenti.
Tutti gli impegni dell’autrice vengono svolti da lei in maniera gratuita, senza contributi di nessun tipo. Si batte per una causa molto importante, nella cultura emergente Italiana, la vuole tenere qui nel nostro paese il quale, spesso, chiude le porte, ad autori di nicchia.
Il 2 aprile 2014 entra a far parte della rosa degli autori di David and Matthaus edizioni.
Il 22 settembre 2014 esce il suo secondo romanzo: Stazione d’arrivo (David and Matthaus edizioni).
In concomitanza esce anche una raccolta di romanzi brevi: Qui dove camminano gli angeli ( David and Matthaus edizioni) di cui il ricavato andrà devoluto a una Onlus che si occupa della cura per il cancro.
Nel 2016, Concesion, decide di riprendere in mano il suo primo lavoro, originalmente intitolato L’Angelo del male. Un fantasy- gotico- psicologico a cui è molto legata. Manca però qualcosa. Ed è ancora una volta un social ad aiutarla. Chiede aiuto a qualcuno per la descrizione delle scene di combattimento e un suo caro amico, Emiliano Guiducci, nonché musicista e cintura nera di arti marziali, si offre per darle una mano. Dalla loro collaborazione nasceranno nuovi personaggi e idee che indurranno Concesion a fare del musicista, il suo co-autore. Qui prende vita il primo capitola de La bilancia dei Mondi divisi, pubblicato sotto pseudonimo di Veronica C. Aguilar.
Da subito, il primo libro della saga, ottiene riscontri positivi. Centinaia e centinaia di copie vengono vendute nelle migliori fiere del libro, tra le quali quella di Torino, di cui Concesion è responsabile della Youcanprint.it, piattaforma di auto-pubblicazione che utilizza per la pubblicazione del fantasy.
Grande successo e visualizzazioni anche su Wattpad, sempre come Veronica Aguilar, con Ali ai piedi. Il romanzo tratta le vicende di una cantante/ballerina che perde un piede e che dovrà imparare a camminare di nuovo e in un modo completamente diverso. Il romanzo cattura l’attenzione di vari editori e presto sarà rivelato il nome di chi pubblicherà il cartaceo.
Nel 2017, sempre tramite Youcanprint.it, l’autrice pubblica una raccolta di prosa e poesia, Tutto quello che volevo dirti, dedicata a una parentesi molto importante della sua vita. Che le ha permesso di crescere, maturare e fare il cambiamento che tanto aspettava: quello interiore e che rende sereni.
Direttrice artistica del movimento In giro con l’arte. Un movimento artistico che si occupa di arte a 360% e che organizza eventi culturali gratuiti e senza scopo di lucro. Collaboratrice del laboratorio Musa distorta, diretto e coordinato da Emiliano Guiducci e che si muove per far spazio ad artisti di nicchia.

Facebook page: www.facebook.com/VeronicaConcptionAguilar
Blog: http://veronicacaguilar.blogspot.it/
Twitter page: www.twitter.com/VeroCAguilar

La musica è di famiglia in casa Guiducci, Eugenio Guiducci infatti suona nella banda del Vaticano e trasmette al figlio l’amore per le 7 note. Vivacità compositiva ed abilità nello scrivere testi portano Emiliano in contatto con i turnisti più importanti di Roma, questo confronto fa nascere presto la necessità di approfondire le sue conoscenze musicali ed il suo bagaglio tecnico, frequenta l’UM e successivamente studia teoria musicale e solfeggio con il prof. Dimarzio. Canta in un coro di musica sacra con la quale si esibisce dal vivo in diverse occasioni. Da dieci anni si dedica con successo all’insegnamento e collabora con strutture assistenziali e comunità terapeutiche.
Fin da bambino entra nel coro polifonico della chiesa, dapprima esibendosi solo durante le funzioni, successivamente, ne fa parte in pianta stabile, anche per esibizioni all’esterno. Nel 1998 forma la sua prima rock band come chitarrista, nel 2004 pubblica il suo primo disco distribuito da una etichetta (come chitarrista ed autore di testi e musiche) nel 2007 arrivano altre 2 pubblicazioni; un EP da solista in cui suona tutti gli strumenti (tranne la batteria) ed un Ep con un trio Rock denominato Kriya che lo vede impegnato come Bassista, voce ed autore dei testi. Tra le esibizioni più importanti da segnalare il Rock fest 80, Diretta radiofonica su radio Meridiano 12, e il Maggio Spoletino,il festival delle arti di strada a Roma, la festa per la pace e il passaggio di suomio brano su Radio Capital.
http://www.emilianoguiducci.com/


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