Delitto a Capo Pecora di Giunia Fagiolini Cap. 4

“Delitto a Capo Pecora” è stato scritto la scorsa estate in occasione del lancio promozionale del romanzo “La confraternita delle ossa” di Paolo Roversi e prende in prestito i personaggi principali da questa serie: il giornalista hacker Enrico Radeschi e il vicequestore Loris Sebastiani. Proprio quest’ultimo veste le scomode vesti di attore protagonista a causa della sua grande passione per le immersioni subacquee. Il resto della storia è frutto della mia fantasia mescolata a vicende e personaggi della mia esperienza di vita. Anche gli incantevoli luoghi che fanno da scenario al racconto hanno una collocazione specifica: la Sardegna sud-occidentale, forse poco turistica ma ricca di bellezze selvagge e naturali! Spero che il racconto vi piaccia e vi incuriosisca!

Delitto a Capo Pecora

Capitolo Quattro

Arriviamo in paese nel tardo pomeriggio quando arriva il solito squillo dal mio giornalista preferito, sono talmente rilassato dalla bella giornata trascorsa che il volpone se ne accorge subito.ramoscello72
«Dov’eri sparito? È tutto il giorno che provo a chiamarti. Scommetto che c’è di mezzo una gonnella!»
«Veramente c’è di mezzo il fatto che dov’ero oggi mancava del tutto il segnale, comunque se vuoi roderti il fegato, ero in compagnia di una bella donna!»
«Il lupo perde il pelo…» comincia lui.
«Taglia! Cos’è che dovevi dirmi di così urgente?»
«Tu non hai idea di cosa si può scoprire spulciando nelle chat della gente, soprattutto in quelle fiume della nostra ‘amica’. Giusto, tu e la tecnologia siete su due pianeti diversi!»
«Sto ancora aspettando, genio incompreso.»
«Non solo ho carpito l’identità del ‘terzo uomo’ ma ho fatto una scoperta bomba.»
«Sciogli la lingua Enrico o mi sa che finirai a redigere necrologi per il giornalino del tuo paese nella Bassa!»
Come sempre premendo gli interruttori giusti si ottengono ottimi risultati. L’ho sempre sostenuto. Radeschi inizia a parlare con l’impeto di una valanga che scende a valle, dicendomi che l’ultimo ad aver visto Amalia è uno scapolone i cui soli piaceri nella vita sono la birra e le donne, a parte questo è un uomo tranquillo che non ha mai dato segni di squilibrio. Ma questo è solo la punta dell’iceberg. La vera notizia succosa è questa: la nostra annegata aveva confidato a un’amica di essere incinta e era quasi sicura che il figlio non fosse del compagno. Il quadro si fa sempre più complicato!

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L’indomani mattina decido di andare in paese per sentire le novità e soprattutto conoscere le opinioni della gente su Emanuele, amante e presunto omicida di Amalia. Nel bar più affollato della piccola cittadina ogni pettegolezzo viene taciuto in mia presenza: sono l’intruso arrivato dal continente e questo fatto mi riempie di frustrazione. Con in bocca ancora un buon sapore di caffè inizio a masticare e stritolare tra i denti il mio sigaro. Tutto lo stato di relax di cui ho beneficiato ieri è già sparito. Sento occhiatacce che mi trapassano dietro la nuca, credo dovute al fatto che molti non digeriscono la mia frequentazione con Marica. Sto per portare il mio malumore fuori dal locale quando sento una manona toccarmi la spalla, mi giro e vedo Antonio, il carabiniere accorso quando ho ritrovato il cadavere di Amalia. Sono sollevato, finalmente un volto amico! Il mio sollievo in realtà dura poco perché l’uomo, dopo avermi offerto da bere, mi fa una filippica sulla sua passione sfrenata per le auto antiche. Mi spiega che cementata nel muretto di una casa del paese c’è una vecchia Torpedo e vaneggia dei suoi tentativi infruttuosi per acquistarla dall’anziano proprietario. Mi immagino che razza di carcassa deve essere dopo cinquant’anni passati incassata in un muro, esposta a tutte le intemperie! Cerco di cambiare argomento e automaticamente finiamo a parlare del caso che appassiona l’intera Italia, quello della donna annegata. Complice il bicchiere di rum che scola come se fosse acqua di fonte, inizia a parlarmi dell’autopsia, di come il medico legale abbia trovato acqua nei polmoni, che implica un annegamento, dei vari traumi, il più grave alla testa e mi rivela anche quello che avrebbe dovuto essere un segreto: la donna era incinta. Batto un cinque immaginario con Radeschi!
Adesso stanno facendo le analisi per vedere se il DNA del feto corrisponde a quello del convivente. Secondo le ipotesi del Comando la donna aveva un appuntamento con l’amante per annunciargli di aspettare un figlio da lui e presumono che avesse preteso un impegno da parte dell’uomo nei confronti suoi e del nascituro. A quel punto Emanuele che, sempre secondo le ipotesi, non è nemmeno sicuro che il figlio fosse suo, si rifiuta di riconoscerlo, pare che la morta avesse una vita sessuale piuttosto allegra. Inizia una violenta colluttazione che si conclude con il corpo della donna gettato dagli scogli, la testa sbatte su una roccia, la poveretta perde i sensi e muore annegata. Antonio a un certo punto sembra rendersi conto di aver vuotato il sacco, mi dà una nuova pacca sulla spalla e se ne va vagamente imbarazzato. La spiegazione del carabiniere non fa una piega ma una non mi convince del tutto, voglio sentire l’opinione del mio amico giornalista. E forse è riuscito a tirare fuori qualcosa di nuovo da quel vaso di Pandora che ci ha già riservato molte sorprese: lo smartphone di Amalia.

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Dopo un pranzo veloce in un locale semideserto affacciato sul mare, decido di chiamare Enrico. Nella testa non riesco a scacciare le parole del carabiniere che proclamano la colpevolezza quasi certa dell’amante. Da quel poco che sono riuscito a percepire dai suoi compaesani sembra che questo Emanuele amasse le belle donne ma nessuno lo ritenesse capace di fare del male a chicchessia. Da mesi si mormorava della sua tresca con Amalia ma questo non è sufficiente a fare di lui il colpevole. Certo che la sua presenza sul luogo del delitto è un grave indizio. Ma un inquirente che svolge bene il suo lavoro non deve fermarsi alle soluzioni più ovvie.
Stranamente Radeschi risponde subito alla mia chiamata.
«Loris, non pensavo che in questi pochi giorni sentissi così forte la mia mancanza!»
«Fai poco lo spiritoso e dimmi qual è la tua impressione sul caso.»
«Dai messaggi in chat della morta, che doveva essere una piovra per la quantità di sms, WhatsApp e quant’altro riusciva a digitare, a una amica aveva confidato di essere ‘veramente innamorata’ di Emanuele e di volersi assolutamente fare una vita con lui.»
«Mmm», mugugno stritolando il toscanello tra i denti.
«Quindi questo bambino sarebbe stato provvidenziale per raggiungere i suoi scopi.»
«Enrico, dalle sue conversazioni si riesce a capire chi è il padre?»
«Da quello che ho potuto dedurre, al 90% delle probabilità è di Emanuele. La donna ha confidato alle amiche che aveva diradato molto i rapporti col convivente, con la scusa di forti mal di testa. Dico io, i mal di testa doveva averceli il compagno a questo punto!»
«Mmm. La deduzione logica è che è stato l’amante a volersi liberare in un solo colpo della donna e del figlio. Se i risultati del DNA sul feto indicheranno che è lui il padre temo che il suo destino sarà segnato.»
«Quanto è solido l’alibi del convivente?»
«Secondo il mio amico carabiniere l’uomo ha un alibi solidissimo. Con la mia esperienza non lo escluderei comunque dalla rosa dei sospettati. L’uomo scopre che la compagna va a curarsi i mal di testa in compagnia del suo amichetto e gli scatta l’istinto omicida. Segue la donna e quando l’amante si allontana dopo la loro sfuriata, esce dal suo nascondiglio e il resto è storia. La donna finisce nel mio cestino da pesca!»
«Che umorismo macabro! Hai ragione, ma ho in mente una terza ipotesi che vorrei discutere con te più avanti. Secondo me tutti questi uomini che ruotano intorno alla nostra amica in fondo sono tutti vittime. Pesciolini presi all’amo da una piovra gigante. Non per niente l’avevi scambiata per un polpo! In questi casi sarebbe provvidenziale un testimone oculare, ma chi è che si potrebbe aggirare di notte in un posto isolato e soprattutto stando nascosto per non farsi vedere? Se ci fosse stato un pescatore che avesse piazzato le sue nasse, gli attori di questo dramma lo avrebbero visto e non avrebbero inscenato la tragedia finale. Idem per un cacciatore di frodo, ammesso che ci fosse selvaggina così vicino alla Costa Ricordi? Ho risolto l’enigma della stanza chiusa ma il delitto degli spazi aperti non è più semplice.»
Sento che Radeschi tiene a risolvere questo caso quanto ci tengo io, e non solo per fare il suo scoop.
Stasera devo risolvere un ‘caso’ ancora più urgente e complicato. Dove posso andare con la mia bella Marica per stare un po’ da solo con lei?

Panoramica_Sa Perdixedda72

“Proprietà letteraria riservata” dell’Autore. La pubblicazione di parte di esso su questo sito è stata effettuata con il permesso dell’Autore, che ne ha inviato una copia in formato editabile all’amministratore del sito.
L’autore delle foto subacquee è Gianmarco Zanda. Le altre foto sono opera di Massy Cad.
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