Delitto a Capo Pecora di Giunia Fagiolini Cap. 2

“Delitto a Capo Pecora” è stato scritto la scorsa estate in occasione del lancio promozionale del romanzo “La confraternita delle ossa” di Paolo Roversi e prende in prestito i personaggi principali da questa serie: il giornalista hacker Enrico Radeschi e il vicequestore Loris Sebastiani. Proprio quest’ultimo veste le scomode vesti di attore protagonista a causa della sua grande passione per le immersioni subacquee. Il resto della storia è frutto della mia fantasia mescolata a vicende e personaggi della mia esperienza di vita. Anche gli incantevoli luoghi che fanno da scenario al racconto hanno una collocazione specifica: la Sardegna sud-occidentale, forse poco turistica ma ricca di bellezze selvagge e naturali! Spero che il racconto vi piaccia e vi incuriosisca!

Delitto a Capo Pecora

Capitolo Due

Trascorro i giorni seguenti in ozio totale, facendo il giro di tutti i bar del paese facendo conversazione con i locali e cercando di raccogliere informazioni. Ormai mi è passata la voglia di fare immersioni.DSCN0167firma
La notizia è arrivata ai telegiornali e presto si viene a sapere anche il nome della vittima, Amalia Murgia, il convivente ha presentato la denuncia di scomparsa, questo è pane per i denti del mio amico ficcanaso!
Finisco la mia birra, che qui si beve fin dalla mattina al posto del caffè, e decido di chiamarlo il mio fidato Radeschi. Chissà cosa avrà scoperto!
Dopo svariati tentativi finalmente il Motorola dell’era giurassica, si decide a mettermi in contatto con Enrico, giuro che quando rientro a Milano glielo regalo io un telefonino come si deve.
«Loris che piacere sentirti, ho delle succose novità!»
«Ma non mi dire!» stritolo il toscanello tra i denti.
«La nostra amica a quanto pare aveva più di un nemico. Pare che mezzo paese la volesse in posizione orizzontale e non nel senso buono! Partiamo da un ex marito becco e spennato, varie persone ricattate con foto compromettenti, fratelli con cui non si parlava più a causa di antiche gelosie e cugini in lite per questioni di eredità e non ultima la sua ex socia in affari che ha perso tutto seguendo gli investimenti sbagliati che la simpaticona le aveva infiocchettato tanto per benino! Senza contare tutte le maldicenze che metteva in giro arbitrariamente su chiunque, amici e non. Non c’è che dire, proprio un bell’elemento!»
«Peccato che tutto quello che troviamo nel cellulare non può essere utilizzato per le indagini ufficiali, anche se per te è tutto grasso che cola! Mi raccomando non far trapelare negli sproloqui che ti ostini a definire articoli giornalistici, il nostro piccolo segreto.»
«Tranquillo, sai che per me le fonti sono sacre! Appena scopro altro ci risentiamo. Intanto goditi le belle spiagge e le belle isolane!»
Come se potessi far finta che non sia successo niente…

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Visto che al contrario di ciò che mi ha suggerito il mio amico proprio non ce la faccio a fare la vita da vacanziere decido di andare a parlare con i conoscenti della vittima, in particolar modo con i suoi nemici.
Il primo della lista a rigor di logica è l’ex marito. L’uomo è molto cordiale e gentile ma s’irrigidisce quando gli chiedo dell’ex moglie. Dopo averlo tranquillizzato dicendogli che io non sono coinvolto nelle indagini ufficiali, davanti a un bicchierino di limoncello fatto in casa, comincia ad aprirsi. Fin troppo perché attacca a raccontarmi per filo e per segno le angherie subite dall’ex consorte. Lo preferivo nella versione reticente!
In sostanza la donna ha sempre condotto una doppia vita, sfruttava il marito per il ricco stipendio ma le gioie coniugali le riservava ai vari amanti, e la storia è andata avanti per anni fino a quando delle foto non l’hanno inchiodata alle sue colpe. A nulla è valso negare l’evidenza dei fatti. Dopo una separazione dispendiosa per entrambi e che è costata la chiusura dell’attività del marito per non rischiare di pagare gli alimenti alla fedifraga, l’uomo non si è più risposato non potendo più fidarsi del gentil sesso ed è tornato a vivere dalla madre vedova. Danni collaterali. Secondo lui ne è valsa la pena pur di liberarsi dell’arpia.
Mi dice che non è dispiaciuto per la fine della donna ma che lui non si sarebbe sporcato le mani per niente al mondo. Lo guardo negli occhi e leggo la sincerità nel suo sguardo. Per la mia esperienza so che anche i peggiori criminali possono mentire in maniera credibile. Salutandolo mi rammarico dentro di me che non posso portare con me sull’aereo una bottiglia di quest’ottimo limoncello o il mirto profumato tipico dell’isola.

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DSCN1256firmaNel pomeriggio, mentre sono in relax sul terrazzino del mio albergo tentando di leggere un bel poliziesco, tanto per cambiare, ricevo una chiamata del maresciallo Atzori che si occupa del caso. M’informa che i primi risultati dell’esame autoptico rivelano un trauma cranico e un trauma facciale, ancora devono stabilire se c’è dell’acqua nei polmoni della donna che rivelerebbe se è morta per annegamento. Cosa più importante hanno trovato frammenti di pelle sotto le unghie della vittima che escludono un incidente in favore di una colluttazione e conseguente omicidio. La cosa si fa interessante. Hanno fermato l’ex marito, evidentemente nel loro interrogatorio non sono arrivati alle mie stesse conclusioni. Adesso devono attendere il risultato del test sul DNA sui frammenti, che può far luce sulla dinamica del caso e soprattutto inchiodare il colpevole. Questi esami così sofisticati procedono a passo di lumaca. Magari un po’ di riflettori mediatici puntati strategicamente sul caso possono oliare la macchina burocratica, che nel nostro Bel Paese è molto frenata. È ora di sguinzagliare Radeschi!

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Le televisioni nazionali sono impazzite si grida al femminicidio, tutti sono indignati col sospettato numero uno, l’ex coniuge che sta subendo una vera e propria gogna mediatica. La cosa non mi convince e parlando con Enrico non convince neppure lui, ma mi fa notare che anche diffondendo le informazioni poco lusinghiere sulla vittima, che abbiamo ricavato dal suo cellulare, non ci crederebbe nessuno. Ormai la donna è in odore di santità!
Decidiamo di svolgere un’indagine parallela e venire allo scoperto solo in caso di notizie succose, in questa fase non servirebbe a niente. La macchina mediatica si sta mettendo in moto, gli ingredienti ci sono tutti: vittima di bell’aspetto e di età ancora giovanile, storie di tradimenti alle spalle, apparentemente tanti amici che la piangono. Di sicuro ha saputo crearsi una maschera solida a livello sociale. Presto il paese sarà preso d’assalto dai giornalisti e da questo punto di vista è una fortuna che sia successo in un’isola.
Per cercare qualche indizio che mi aiuti a indirizzarmi sulla pista giusta decido di avere un’altra conversazione amichevole con qualche possibile sospettato. Escludo subito i parenti con i quali era in lite da una vita per non entrare in situazioni spinose e anche per rispetto alla famiglia in lutto.
Enrico mi ha parlato di un’ex socia e nel pomeriggio decido di rischiare una visita alla donna, speriamo sia illuminante.

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Ex-socia della vittima

In una giornata soleggiata a dispetto del clima di polemiche e recriminazioni che si sta diffondendo nel paesino, mi dirigo all’indirizzo fornitomi da Radeschi, quel cane sciolto è veramente prezioso, ma non diteglielo! Al citofono sono invitato a salire in un bell’appartamento abbastanza lussuoso per gli standard del posto, fatta una doppia rampa di gradini sulla porta di casa mi accoglie una bella donna sui quarant’anni vestita (se così si può dire) con un costume bianco intero e un pareo semitrasparente, anch’esso bianco, ricamato a fiori turchesi, alle orecchie dei pendenti con pietre di turchese e argento e dei sandali alla schiava ai piedi. Mi fa accomodare su una terrazza affacciata sulla piazza del paese, su un divanetto all’ombra di un gazebo e mi offre da bere.

«Prego, lo accenda pure», dice notando il sigaro spento tra le mie labbra.
«Non lo accendo mai. Ho questo maledetto vizio da quando ho chiuso con le sigarette, ma adesso ho scoperto che può essere un ottimo antistress.»
La donna getta la testa indietro e lascia uscire una risata cristallina. All’improvviso si fa seria ed esordisce con: «È qui per parlare della morta?»
«Mi perdoni, quello che viene detto resterà tra noi. Immagino che abbia già subìto un interrogatorio formale.»
«Sì, e fortunatamente avevo un buon alibi.»
Vorrei dirle che non esistono alibi buoni ma solo alibi che si possono provare. Decido di tacere.
Come se si fosse acceso un interruttore, la donna inizia a raccontarmi per filo e per segno di come sia stata raggirata dall’ex socia, mettendo tanto pathos nel suo racconto che mi chiedo quanto sia attendibile il suo alibi.
Sintetizzando la sua storia è questa: da ragazza aveva un buon lavoro presso un salone di parrucchieri ed era stimata dalla titolare che, pur non avendo un carattere facilissimo, era comunque affezionata alla sua dipendente. Le cose precipitano quando viene assunta come apprendista Amalia, la donna annegata, all’epoca non ancora trentenne. Con adulazioni e promesse fatte a vuoto, riesce a convincere la mia interlocutrice a mettersi in proprio dando così inizio a un incubo senza fine. Fa una pausa gettandosi i lunghi capelli castani dietro le spalle. Appena fatta l’inaugurazione del salone tutto nuovo e luminoso, la trapassata getta la maschera e inizia a complottare contro la socia in affari, parlando male di lei con le clienti e mettendo in dubbio la sua professionalità. Le clienti del salone percepiscono il clima di tensione e gli affari iniziano ad andare male, non permettendo neppure di pagare gli ingenti debiti. Alla lunga la situazione esplode portando alla chiusura l’attività, quindi la bella donna che ho di fronte si ritrova senza lavoro, senza negozio e piena di debiti. E cosa peggiore piena di dubbi e insicurezze anche su se stessa. Per fortuna a volte il destino fa trovare delle strade alternative: viene notata e corteggiata dallo scapolo d’oro del paese che la salva da una situazione critica offrendole appoggio economico e amore, ed è amore quello che leggo negli occhi della donna mentre mi racconta la sua storia.
«Vede, io ho sofferto molto per la situazione in cui mi sono trovata coinvolta, a causa di quella donna», non riesce neppure a pronunciare il suo nome. Poi continua: «Per anni ho sognato la vendetta, ma adesso ho raggiunto un mio equilibrio e una certa serenità. Ho messo una pietra sopra il passato. Non posso dire di essere dispiaciuta per quello che le è accaduto, in fondo nella vita si raccoglie quello che si semina.»
Continuiamo a parlare ancora un po’ davanti a una birra aromatizzata al limone, che rinfresca con questo clima che in pochi giorni si è fatto rovente, e mi confida che neppure lei pensa che l’ex marito sia il colpevole. Anche lui è una vittima.
Ed io sono al punto di partenza.

“Proprietà letteraria riservata” dell’Autore. La pubblicazione di parte di esso su questo sito è stata effettuata con il permesso dell’Autore, che ne ha inviato una copia in formato editabile all’amministratore del sito.
Le immagini della donna sono prese dal web. L’autore delle foto subacquee è Gianmarco Zanda. Le altre foto sono opera di Massy Cad.
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