Delitto a Capo Pecora di Giunia Fagiolini

“Delitto a Capo Pecora” è stato scritto la scorsa estate in occasione del lancio promozionale del romanzo “La confraternita delle ossa” di Paolo Roversi e prende in prestito i personaggi principali da questa serie: il giornalista hacker Enrico Radeschi e il vicequestore Loris Sebastiani. Proprio quest’ultimo veste le scomode vesti di attore protagonista a causa della sua grande passione per le immersioni subacquee. Il resto della storia è frutto della mia fantasia mescolata a vicende e personaggi della mia esperienza di vita. Anche gli incantevoli luoghi che fanno da scenario al racconto hanno una collocazione specifica: la Sardegna sud-occidentale, forse poco turistica ma ricca di bellezze selvagge e naturali! Spero che il racconto vi piaccia e vi incuriosisca!

Delitto a Capo Pecora

Capitolo Uno

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Loris Sebastiani, vicequestore di Milano.

Sono appena arrivato in hotel e mi sono accordato con i simpatici proprietari per una cena tutta a base di pesce. Non vedo l’ora, pregusto già l’ottima cucina di Mario.
I gestori, Mario e Carla, sono una simpatica coppia che ha vissuto per una decina d’anni in un paese vicino a Como, poi con l’avvento della crisi sono tornati al paese natale in Sardegna, cercando un modo per mandare avanti la famiglia e hanno preso in gestione questo piccolo hotel arroccato sulle montagne a pochi chilometri da una costa bellissima e ancora incontaminata. Ci torno sempre molto volentieri perché l’accoglienza è ottima, si mangia e si vive bene. Ed è un ottimo modo per staccare dallo stress del lavoro che mi logora. Sono Loris Sebastiani, vicequestore di Milano.
E per lo meno qui non ho sempre tra i piedi quel ficcanaso di giornalista. Proprio lui: Enrico Radeschi!
Amo fare le immersioni e qui il mare è incontaminato e anche il turismo è poco sviluppato, meglio così, più tranquillità per me!
Appena disfatte le valigie preparo la muta da sub e vado subito a fare un’immersione, sento il richiamo dell’acqua sulla mia pelle, è come il canto di una sirena. Poi mi gusterò la cena e, se sono fortunato, anche il dopocena: arrivando ho notato una bella brunetta, forse la cameriera, che mi puntava con i suoi occhi da cerbiatta. La serata promette bene!

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Con la macchina presa a noleggio, mi dirigo verso Capo Pecora, un piccolo promontorio granitico, che si allunga verso il mare come un dito puntato. Il paesaggio è di una bellezza mozzafiato e il mare cristallino è un richiamo irresistibile.DSCN019firma
Una volta indossata la muta da subacqueo e controllata l’attrezzatura, mi preparo per la mia prima immersione della stagione. Per rompere il ghiaccio m’immergo vicino agli scogli, esplorando il ricco fondale marino. Lo scenario che mi trovo davanti agli occhi abbaglia per la sua varietà di forme e colori. Ho fatto bene a concedermi questa vacanza, lo stress della metropoli mi stava uccidendo. Mi metto all’inseguimento di una cernia quando nascosto dietro una roccia, vedo qualcosa di bianco che contrasta con i colori cupi del fondale. Subito penso che si tratti di un polpo o una murena. L’istinto predatorio mi fa avvicinare, quando con orrore scopro che si tratta del corpo di una donna.
Riemergo in superficie con il cuore che batte all’impazzata, col mio lavoro sono abituato a vedere cadaveri di ogni tipo, ma fare questa macabra scoperta in maniera così inaspettata mi lascia non poco turbato.
Appena mi riprendo chiamo il 112 e presto (per gli standard isolani) arriva una pattuglia di carabinieri. Dopo le presentazioni di rito e la descrizione del ritrovamento mi metto a parlare con il più esuberante dei due, un certo Antonio, che mi spiega come il fondo marino in questa zona sia ricco di relitti abbandonati e di come il suo sogno sia recuperarli e restaurarli, mi dice che ha una grande collezione di auto d’epoca da sistemare e di come siano la sua vera passione, dimenticandosi completamente della poveretta intrappolata tra le rocce e gli scogli. Con la tipica flemma isolana avvisa una squadra per recuperare il corpo ed io sono invitato a porgere la mia deposizione presso il comando di Iglesias cui fanno capo le indagini.
Mi sa proprio che la mia serata a tutto relax è sfumata e adesso ho solo voglia di mettere tra i denti il mio infallibile antistress, un toscanello profumato. Peccato che li ho lasciati in albergo!

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La cena si svolge in un’atmosfera cordiale e tutto sommato piacevole anche se tra i tavoli serpeggia il racconto di come sia stato ritrovato un cadavere in mare. Naturalmente vengono formulate le ipotesi più disparate, da una donna caduta accidentalmente da un traghetto e annegata, alla migrante gettata da un barcone. Se sapessero che sono stato io a trovarla mi riempirebbero di domande.

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Maschera di Boes e Merdules

Mangio con meno appetito del solito, ancora il mio stomaco non si è ripreso dal brutto incontro. Anche il vino, un corposo Cannonau del Sulcis, ha un sapore strano. E dire che il vino è una delle mie passioni sfrenate! La cameriera che continua a servirmi ancheggiando e sorridendo mi dice che nel paese vicino ci sono i Mamuthones, uno spettacolo imperdibile per chi non li ha mai visti. Lo dice fissandomi negli occhi come se volesse comunicarmi con lo sguardo qualcosa che non può dire liberamente.
Ma sì, ho deciso di andare, magari mi distraggo e dimentico l’immagine di quel corpo incagliato e straziato.

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Non sono sicuro di aver fatto bene a uscire stasera. Nel piccolo borgo minerario riconvertito al turismo, la folla sembra impazzita dall’euforia portata dalla sfilata dei Mamuthones e dall’esibizione più scatenata di Boes e Merdules che rappresentano l’arcaico conflitto fra uomo e natura, in particolare fra l’uomo e i suoi fratelli animali. Gli uomini travestiti con pellicce cercano di catturare le persone che assistono con il loro lazo, digrigno i denti sul mio sigaro spento e tento di allontanarmi.

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Boes e Merdules

Alzo lo sguardo e vedo Marica, la bella ragazza che mi ha servito la cena lanciarmi un’occhiata che m’invita a seguirla. Senza nemmeno riflettere le vado dietro e lei inizia a correre per i vicoli del borgo lanciando ogni tanto delle occhiate dietro la spalla per vedere se la seguo. Sono come ipnotizzato, inizio a correre anch’io, più di una volta temendo di averla persa di vista, poi la vedo vicino al piccolo porto turistico che mi fa un cenno con la testa. Un attimo dopo è già sparita dalla mia visuale. Ho uno strano giramento di testa, faccio per sedermi sul piolo di cemento dove prima si trovava quella strana creatura, quando qualcosa attira la mia attenzione nel buio. È un cellulare.

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In albergo cerco di schiarirmi le idee e cammino su e giù sul terrazzino affacciato su uno spettacolare cielo stellato, masticando il mio toscanello senza pietà. Non so se devo accendere il cellulare che mi hanno fatto trovare. Ho uno strano presentimento!
Ma sì. Magari vedo di chi è e posso restituirlo al proprietario.
Nei secondi che occorrono per l’accensione, ho il cuore a mille e con i denti stringo forte il mio fedele sigaro, che mi aiuta a smorzare la tensione.
Lo schermo s’illumina e appare un viso di donna sorridente e un po’ ammiccante. Non ci posso credere: è la ragazza che ho ritrovato durante la mia fatale (almeno per il mio cuore) immersione.

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È mattina, mi sveglio frastornato e confuso, pensando di trovarmi nel mio appartamento milanese.
Ora ricordo! Le emozioni della giornata passata si riversano su di me provocandomi non pochi brividi.
Ieri sera ho provato ad accedere al cellulare della donna ma era protetto con una password, a quanto pare la signora aveva qualcosa da nascondere!
Prendo in considerazione l’idea di consegnare il telefono, come prova, ai carabinieri che si stanno occupando del caso, sarebbe sicuramente la cosa giusta da fare, ma ripensando alla flemma con cui si sono approcciati a esso, non credo sia una buona idea.
C’è una sola persona che può aiutarmi in questa situazione in cui mi sono cacciato: Enrico!
Consapevole dei rischi che corro a causa della mia decisione chiamo Radeschi, probabilmente lo sto buttando giù dal letto, sperando che il suo antiquato cellulare mi permetta di parlargli. Finalmente risponde e, dopo avergli spiegato la situazione, sembra compiaciuto del mio comportamento fuori dagli schemi, che è una caratteristica più sua che mia. Il mio intuito mi dice che sto facendo la cosa giusta. Dopo colazione andrò alla Posta per spedire il cellulare con un pacco raccomandato.
Che Dio me la mandi buona!

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Dopo un’attesa all’ufficio postale del paese più lunga dell’Odissea di Ulisse decido di recarmi al Comando dei Carabinieri di Iglesias per rilasciare la mia deposizione. I colleghi dell’Arma ascoltano la mia testimonianza e la mettono a verbale. Una volta concluse le formalità chiedono a titolo ufficioso la mia opinione sul caso, capisco che non sanno da che parte iniziare con le indagini. A un certo punto il maresciallo, un certo Andrea Atzori tira fuori dal cassetto la foto della vittima scattata sul luogo del ritrovamento e scuotendo la testa continua a dire «brutta storia!»
La donna presenta un esteso ematoma scuro su metà del viso e ha la spalla e il braccio destro pieni di escoriazioni e graffi, i capelli sono tutti arruffati e incrostati di sangue rappreso soprattutto sulla parte destra del capo. Vedendola così ridotta mi viene in mente la foto presente sul salvascreen del cellulare, coi capelli in ordine perfetto e il sorriso smagliante, la poveretta si sarebbe dannata se avesse saputo che la morte l’avrebbe ridotta in condizioni così pietose. Il maresciallo vedendomi assorto nella foto mi dice che in effetti non è un bello spettacolo, continuando a scuotere la testa ripetendo la solita litania.
Infine si riscuote dal suo stato di trance e m’informa che il corpo della donna è stato mandato al Policlinico Universitario di Cagliari per l’autopsia. Ci congediamo con una stretta di mano che suggella la promessa di rimanere in contatto per gli aggiornamenti del caso. Sicuramente sperano in un aiuto dovuto alla mia esperienza nella metropoli di Milano.
Ormai le mie vacanze sono sfumate.

 

“Proprietà letteraria riservata” dell’Autore. La pubblicazione di parte di esso su questo sito è stata effettuata con il permesso dell’Autore, che ne ha inviato una copia in formato editabile all’amministratore del sito.
Le immagini di Lorenzo Flaherty sono prese dal web. L’autore delle foto subacquee è Gianmarco Zanda. Le altre foto sono opera di Massy Cad.
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