Se mi tornassi questa sera accanto: 1 di Carmen Pellegrino

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Titolo: Se mi tornassi questa sera accanto: 1

Autore: Carmen Pellegrino

Editore: Giunti Editore

Data di pubblicazione:  1 marzo 2017

Genere: Narrativa

Pagine: 240

Formato: Ebook € 9,99 – Cartaceo € 13,50

 

Sinossi:

Giosuè Pindari è un uomo antico, legato alla terra, alla famiglia e a un ideale politico. Poco alla volta, senza riuscire a impedirlo, ha perso tutto: la moglie, dopo anni in cui il male di vivere non le ha concesso che brevi tregue, è ormai preda di un irreversibile declino; il socialismo, in cui ha creduto con una tenacia e una dedizione tipicamente “appenniniche”, è stato trascinato nel fango dalla corruzione; l’amatissima figlia Lulù se ne è andata e non dà più notizie di sé.
Contro la degenerazione di corpo e mente si può fare poco; contro la fine di un’utopia si può fare ancor meno, mentre a una figlia che è viva e lontana – provata dalle inevitabili incomprensioni generazionali, ma sorretta da una sensibilità ancestrale e profonda – si può comunque scrivere.
È ciò che decide di fare Giosuè, affidando alla corrente del fiume le lettere per Lulù. Arriveranno mai? Non è importante saperlo. In fondo il fiume, con le sue piene improvvise, sa sempre come arrivare a destinazione…
«Se mi tornassi questa sera accanto» è il memorabile incipit della poesia A mio padre di Alfonso Gatto, un verso che è già una dichiarazione: questo è un romanzo sulla distanza, a volte abissale, tra gli esseri umani, specie quelli che una volta si sono amati (o almeno così era parso).
In quella distanza vive Lulù, che adesso è sulle sponde di un altro fiume, lontana migliaia di chilometri dal fiumeterra che la legava al padre. Sulla nuova riva ha conosciuto Andreone, l’uomo “leggero” che aspetta la piena e, anche lui come Giosuè, il ritorno di una donna amata e perduta.
La fragile meraviglia dell’incontro con quest’uomo bislacco – l’altro, così necessario al riconoscimento di sé – rivela qui tutta la sua forza. Infatti, da quel fiume lontano, è come se Lulù rispondesse alle lettere paterne seguendo la corrente, e su un registro magico, dentro un’aura d’incantamento, cercasse la via per il perdono. Perdono non come macigno da gettare sugli altri, ma come atto d’amore anzitutto verso se stessi: è il primo passo, il più difficile, il più importante.

Recensione a cura di Giandomenico Basile:

Quando il nostro amore per un’altra persona è così talmente forte e intenso, ci porta inevitabilmente a sorvolare su quelle che possono essere le nostre personali priorità. Il tempo passa inesorabile come sempre, dandoci una vaga percezione dello scorrere dei giorni, fino alla resa dei conti, quando il nostro Io, stanco della soffocante soppressione,  viene fuori, forte e prepotente, causando non pochi dolori. Lulù, si è annullata per anni, donandosi totalmente a una vita di sacrifici, sopravvivendo nella tenue speranza di un domani migliore, per quella sua famiglia, che forse, non è mai stata realmente felice. La sua repentina e improvvisa decisione di staccarsi dal grembo materno di sua madre Nora, che soffre di una malattia degenerativa  e da sempre, è incapace di dimostrarle amore, le permetterà di acquisire una piena coscienza dei suoi reali desideri. Gli stessi desideri che per anni, sono stati insabbiati da un padre oppressivo, da sempre arbitro e giudice unico delle sue decisioni, tanto da non permetterle di condurre una vita in funzione del suo futuro.

L’attitudine a sentire il vuoto, ad attraversare la morte nella vita, invischiandosi in questioni che non avevano alcuna aderenza alla realtà, era una sconsideratezza tipica di quelli come Nora, sua moglie, che per il troppo sentire, il percepire prima ancora di capire, erano lì per impazzire…

Lulù decide così di tracciare un solco tra la sua precedente vita e quella appena iniziata, consapevole di seguire il corso del fiume, senza possibilità di ritorno. Quello stesso fiume, che suo padre Giosuè le aveva insegnato a conoscere, diverrà l’unico conduttore per mezzo del quale i due riusciranno a sfiorarsi con il pensiero, sognando quelle carezze mancate che sarebbero servite a molto.

«Voglio essere un ruscello!» «Ma perché vuoi essere un ruscello se puoi essere un fiume?» «Perché sono piccola e il ruscello è piccolo.» «Non resterai sempre così. Pensa in grande.» «Allora voglio essere un ruscello perché ci vivono i girini.» «È stretto, poco profondo e ci si passa a piedi. Prova invece a immaginarti fiume, impetuoso, navigabile, con tutti gli affluenti…» «Ruscello!» «Almeno torrente, Lulù, almeno torrente.»

 Il romanzo scorre in maniera chiara e comprensibile, con una scrittura, che ricorda decisamente un modus operandi ormai appartenente al passato, il cui ricordo ci porta a diventare terribilmente nostalgici. Uno stile, anomalo per una giovane scrittrice come Carmen Pellegrino, che ci fa sperare che la vera narrativa italiana, continui ancora a esistere e appassionare anche i giovani cuori.

stella04

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