Siamo solo amici (Scrittori italiani e stranieri) di Luca Bianchini

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Titolo: Siamo solo amici (Scrittori italiani e stranieri)

Autore: Luca Bianchini

Editore:  MONDADORI

Data di pubblicazione: 15 febbraio 2011

Genere: Narrativa

Pagine: 284

Formato: Ebook €6,99  –  Cartaceo €9,35

 

Sinossi:

Giacomo è un portiere d’albergo veneziano. Rafael è un ex portiere di calcio brasiliano. L’essere stati davanti a una porta è l’unica cosa che hanno in comune: lontani di età, di carattere, di trascorsi. Ma sono entrambi a un appuntamento con il destino. Il primo sta per rivedere quella che crede la donna della sua vita, dopo cinque anni di attesa: una signora di Torino sposata e benestante – il suo mantra è “non si bada a spese” – eternamente in conflitto tra i precetti religiosi e quelli astrali. Il secondo è all’inseguimento di un’attrice di telenovela in fuga dal personaggio che le ha rubato l’anima: Carmelinda Dos Santos.
In un incontro casuale, e a volte surreale, Giacomo e Rafael si aiuteranno a vicenda a capire chi sono veramente e cosa desiderano, instaurando un rapporto speciale e a tratti equivoco, in cui entrambi dovranno mettere in discussione se stessi e le proprie certezze. A sparigliare i piani, in una storia di sapore squisitamente teatrale, ci si metteranno una prostituta d’alto bordo che pensa di assomigliare a Gesù e una giovane cassiera ostaggio della famiglia meridionale e dei look di Lady Gaga. Sullo sfondo, oltre il viavai dei clienti che transitano dall’hotel, una Venezia tratteggiata come un acquerello, lontana dalle vedute da cartolina, in cui la gente parla ancora in dialetto, ha paura degli stranieri e non sa rinunciare a un prosecco prima di cena.
Siamo solo amici è una commedia agrodolce sulla difficoltà di comunicare e sulle possibilità di amare. E mentre la memoria si diverte a giocare brutti scherzi ai protagonisti, sarà solo l’istinto a salvarli, tra sorrisi e lacrime.

Recensione a cura di Giandomenico Basile:

Luca Bianchini, ci invita ad un viaggio tra i canali della bella Venezia. Tra vaporetti e gondolieri, ci racconta la storia di Giacomo, il portiere o consierge della Locanda dell’Abadessa che vive un’esistenza tormentata da storie d’amore e passioni, vissute ormai nel suo passato.
Il destino, per lui, non era altro che un nome: Elena. E crederci significava non avere più paura degli anni, sapere che non importa come hai vissuto ma solo come andrà a finire la tua storia. Perché tutte le storie, anche le più piatte, possono regalare un grande finale.
La personalità di Giacomo, viene mostrata con due facce opposte della stessa medaglia. Da un lato, l’uomo dedito al suo lavoro, che con somma esperienza, riesce a essere sempre opportuno e impeccabile, dall’altro lato, invece, una persona debole e insicura, che non ha ancora ben chiare le sue pretese nei confronti della vita. Il rapporto con il giovane Rafael gli permette di infrangere gli schemi che lo renderanno un personaggio piacevole al lettore, a differenza del monotono e sempre titubante portiere d’albergo della prima parte del romanzo. Un personaggio, ampiamente ambiguo, dunque, che porta il lettore a porsi continue domande, in un contesto dove nulla è come sembra, ma in cui tutto viene reso chiaro e visibile, al momento opportuno.

Ogni cosa andrebbe vissuta almeno due volte. Come i libri che rileggiamo, o i film di cui recitiamo le battute a memoria. È un peccato non rivedere la faccia del tuo migliore amico, la prima volta che l’hai incontrato. Quando gli hai detto “piacere” senza sapere ancora il suo nome. Senza immaginare che una sera avrebbe capito tutto di te e un’altra, subito dopo, ti avrebbe deluso.

La lettura scorre in maniera piacevole e ci immerge in un racconto dove l’ imprevedibilità degli eventi la fa da padrona, offrendoci un cocktail di personaggi divertenti e intriganti, a cui l’autore Bianchini ci ha abituati. Una storia che mette insieme le ansie e le paure dei personaggi, che per vari motivi, hanno smarrito la loro stella polare, ma pur non vedendola, continuano imperterriti a cercarla; perché solo in quel modo, sapranno di percorrere la strada giusta.

La guardò dritta negli occhi. Allungò le sue dita su quel viso cadente e raggrinzito, dignitoso di cipria. Lo sfiorò. La signora Silvana appoggiò la sua mano su quella di Giacomo e la lasciò li, schiacciata sulla sua guancia riscaldata dal sole. Erano anni che nessuno le aveva più fatto una carezza. Non era ancora la notte di San Silvestro, ma per lei non c’era brindisi che valesse più di quel gesto.

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