Senza più nome di Elisabetta Barbara De Sanctis

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Titolo: Senza più nome

Autore: Elisabetta Barbara De Sanctis

Editore: Self Publishing

Data di pubblicazione: 12 Settembre 2016

Genere: Narrativa

Pagine: 260 pagine

Formato: Ebook €2,99 Cartaceo € 12,95

Sinossi

Martina ha sedici anni e combatte contro un passato pieno di mostri, ma basta poco perché quanto ha rimosso torni a galla, con i ricordi delle violenze e degli abusi e tutto il suo carico di dolore. Quando la sua vita sembra arrivare al capolinea, decide di provare a vivere inseguendo il suo sogno di libertà: una moto e una strada su cui correre, veloce come il vento. Un viaggio che, tappa dopo tappa, la aiuterà a prendere coscienza di ciò che le ha segnato l’anima. Un viaggio per trovare se stessa. Un viaggio per ricominciare. NOTA: le vicende narrate nel libro sono di pura fantasia, ma l’intensità e la drammaticità di alcuni passaggi lo rendono non adatto a un pubblico sensibile e facilmente impressionabile.

Recensione a cura di Luciano Dal Pont

Esistono mostri che non hanno forma, non hanno volto, non hanno voce udibile né consistenza corporea.
Eppure, spesso sono i più crudeli.
Sono i mostri che si annidano dentro di noi, nella nostra mente, sono quelli generati dai nostri ricordi dolorosi e che si nutrono delle nostre paure, delle nostre angosce, sono quelli sempre pronti ad azzannarci a ogni più piccolo cedimento emotivo, fino a fare a pezzi la nostra anima e la nostra stessa esistenza.
E a nulla vale cercare d’ignorarli nascondendoci sotto una coltre di finta indifferenza, a nulla serve tapparci le orecchie quando li sentiamo arrivare in un silenzio fragoroso mentre emergono dal profondo del nostro inconscio, a nulla serve distogliere lo sguardo quando li vediamo spuntare in lontananza con tutta la loro carica distruttiva, a nulla serve erigere muri di rifiuto e di diniego, perché essi avanzeranno comunque percorrendo i sentieri più martoriati delle nostre intime emozioni e si avventeranno su di noi per azzannarci senza pietà.

Capitolo 1
Ascoltai quella sensazione che non aveva un nome, ma che mi ero allenata a individuare fin dalle prime avvisaglie. Quello era l’unico modo che avevo per tenerla a bada ed evitare che oltrepassasse il muro immaginario che avevo eretto, una barriera di filo spinato con appeso un bel cartello enorme su cui campeggiava pericolo scritto a luci intermittenti rosse.
Le luci si erano appena accese. […]
L’uragano stava per arrivare e io ne ero il centro. E insieme a quello sarebbero giunti loro, i miei mostri.
Mi ronzarono le orecchie, il cranio stretto in una morsa che si stava serrando sempre più. Dovevo reagire, prima che fosse troppo tardi. Dovevo fare qualcosa, qualunque cosa, non dovevano raggiungermi, non potevo permetterlo. Non adesso.

E come i vampiri rendono le loro vittime simili a loro stessi, così i mostri covati da Martina, l’io narrante, un’adolescente che si porta dentro il ricordo devastante di un’atroce esperienza di segregazione, di violenza e di stupro vissuta durante l’infanzia, continueranno ad aggredirla fino a renderla a sua volta un mostro, una ragazza introversa, cerebralmente disturbata, ribelle e autolesionista, capace di fare terra bruciata intorno a sé e di infierire su sé stessa per provare un dolore fisico in grado di lenire almeno in parte quello psicologico.
Ma sarà sempre e soltanto un’illusione.

Capitolo 8
Prima o poi sarei riuscita a farne così tanti io di tagli da nascondere tutti gli altri.
In fondo era per quel motivo che avevo iniziato a tagliarmi e solo in seguito avevo scoperto che il dolore fisico riusciva a rendere sopportabile l’altro dolore, quello che avevo dentro. Qualcuno avrebbe detto dell’anima, ma io in quella scemenza dell’anima non ci avevo mai creduto.
[…]
L’angoscia mi stava annientando. Le mani mi prudevano dal bisogno di farmi male. Avevo bisogno di quel dolore. Avevo necessità di vedere quel rivolo di sangue che riusciva a portare via il marcio che avevo dentro. Almeno in parte.

Fino a quando qualcosa cambierà, e Martina si renderà conto che l’unico modo per sconfiggere i mostri è quello di affrontarli a viso aperto.
Sarà l’amore della madre e per la madre, ma soprattutto una sana ambizione positiva, a farle intravedere in lontananza uno spiraglio di luce. E quella luce, complice anche un altro amore, diverso e più carnale rispetto a quello per la mamma, sarà l’arma con la quale finalmente Martina affronterà i suoi mostri.

Capitolo 26
Perché? Perché mi era successo tutto questo? Perché?
Il caso? Il destino? Non l’avrei saputo mai.
Non aveva importanza.
Non c’era risposta capace di cancellare l’orrore.
Da dove stavo attingendo la forza e il coraggio per ripercorrere ogni istante di quei giorni?
[…]
In quelle ultime settimane stavo rivivendo nei minimi particolari quanto era accaduto tanti anni prima e più volte, riassaporando il gusto della bile mista alla polvere, mi ero chiesta se non fosse solo un’altra forma di autolesionismo. Ma ero certa che non lo fosse, allo stesso modo in cui ero sicura che fosse la cosa gusta da fare.

Come sempre, Elisabetta Barbara De Sanctis ci emoziona e ci appassiona con la sua scrittura d’alta classe, coinvolgendoci e trascinandoci, grazie a un talento non comune, dentro una vicenda dolorosa e drammatica che non può lasciare in alcun modo indifferenti. Perché uno scrittore non può e non deve limitarsi a raccontare dei fatti così come li immagina, non può e non deve ridursi a sciorinare una fredda trama lungo le pagine di un romanzo, il suo compito invece è quello di entrare nella mente dei personaggi, di scavare in profondità nella loro psiche, di provare le loro stesse emozioni e poi di descriverle in modo tale che siano percepite, vissute e condivise dai lettori. Non è facile, eppure Elisabetta riesce a fare tutto questo in modo magistrale.
Senza più nome è un romanzo bello quanto angosciante, è un pugno nello stomaco di quelli forti, di quelli che ti fanno piegare in due e che ti mozzano il fiato, ma è anche una sferzata di crudo realismo perché racconta una storia che potrebbe essere vera, che potrebbe essere successa davvero, là fuori, da qualche parte, nel mondo.

 

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L’Autrice:

Elisabetta Barbara de Sanctis è un nom de plume dietro cui si cela un’autrice, ma soprattutto una donna con una personalità dalle mille sfaccettature che esprime in tutto ciò che scrive. Dal rosa all’erotico, passando per la narrativa, riesce a dare vita a personaggi femminili autentici e ricchi di sfumature. È presente su diversi social e cura un blog personale. Nell’aprile 2015 è uscita la sua prima raccolta di poesie: Anima e Carne – Ed. ErosCultura cui hanno fatto seguito alcuni racconti: L’altra lei (sempre con ErosCultura), Senza più nome e Stanza 530, quest’ultimo spin off del romanzo Oltre il buio il tuo respiro.

 

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