Il redento di Tommaso Adiletta

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Titolo: Il redento

Autore: Tommaso Adiletta

Editore: Augh!

Data di pubblicazione: 23 gennaio 2017

Genere: Narrativa

Pagine: 112

Formato: Cartaceo €10,20

 

Sinossi:

Angelo è un ragazzo speciale, dotato di grandi capacità intellettive e conoscitive. Come tutti gli adolescenti è in continua ricerca di se stesso ma ha la sfortuna di diventare il bersaglio di alcuni bulli del suo paese, Faro, una piccola cittadina del Sud Italia. Lo spirito di rivalsa e la conoscenza di Carmen, una bellissima ragazza, sua coetanea, lo condurranno a vivere un’esperienza terrificante all’interno di una setta satanica, i Figli della Bestia. Allo stesso tempo una serie di omicidi sconvolgerà la cittadina e il commissario Ionico, aiutato da don Gabriele Polvere, riuscirà a scoprire chi veramente si cela dietro questa spirale di violenza. Il Redento è un fantasmagorico thriller “demoniaco” in cui il Bene e il Male combattono battaglie insospettabili per la salvezza o per la dannazione eterna degli uomini. Nessuno escluso.

Recensione a cura di Luciano Dal Pont:

“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi…”

Che c’entra l’inizio dei I promessi sposi con Il redento? Be’, in realtà nulla, se non fosse che entrambi i romanzi sono caratterizzati dallo stesso tipo di incipit, un incipit che la prende molto alla larga, senza entrare subito nel bel mezzo della storia, come invece sembra essere orientata la moderna narrativa.

Si dice che l’ambiente in cui una persona sia nata e cresciuta ne influenzi il carattere.Ogni città, ogni paesino è da sempre perituro custode di valori e di idee un po’tutte sue. Lo stesso accade nella familiarità dei nostri focolari domestici, nelle compagnie più o meno numerose che frequentiamo, e l’elenco potrebbe essere assai più copioso. Si dice anche che a influenzare il carattere di una persona siano gli individui con cui si è chiamati a condividere la stessa casa o la stessa città, e ammettiamolo:tale convivenza non sempre coincide con i nostri desideri.Ai piedi dei monti campani si trova una ridente conca, piena di persone che vivono in un connubio di edifici e abitazioni agglomerati in modo passabilmente grazioso per i visitatori. Il nome di tale delizioso grumo urbano che sorge non lontano dal millenario trono del Vesuvio è Faro: questo nome è stato trasmesso ad abitanti e visitatori in modo invariato dai tempi degli antichi romani.

Niente media res, quindi, per una legittima quanto per certi versi discutibile scelta dell’autore, che di seguito si addentra in un’ancora più dettagliata descrizione del paese e delle caratteristiche dei suoi abitanti, giovani e meno giovani, in un confronto impietoso tra generazioni, fino alla conclusione del primo capitolo.
A prescindere dai dubbi che potrebbero sorgere sulla validità dei concetti espressi in questa sorta di lungo peritesto, soltanto a partire dall’inizio del secondo capitolo si comincia a entrare nel vivo della vicenda narrata.
Scelta legittima dell’autore, si diceva, certo, tuttavia non si può fare a meno di rilevare un senso di lentezza e di noia che potrebbe scoraggiare qualcuno dal continuare la lettura. E tutto sommato, da un punto di vista squisitamente narrativo, sarebbe un peccato, perché poi la trama si arricchisce e diventa sempre più avvincente mano a mano che gli eventi si susseguono, creando una constante aspettativa su quello che sta per accadere, sebbene lo stile di Tommaso Adiletta sia abbastanza scevro da artifici e sensazionalismi atti a emozionare all’improvviso il lettore, talvolta piuttosto strizzando l’occhio a un certo gusto del classico, persino del gotico.

Seduto sul muretto che cingeva il viale al cui termine si trovava l’ingresso della chiesa di San Marco, nella parte più alta di Faro, un ragazzo di sedici anni si godeva il piacevole venticello di un sabato mattina d’inizio aprile.
Mentre osservava il panorama della cittadina di cui si poteva usufruire da Borgo San Marco, il ragazzo fluttuava pigramente nei suoi pensieri. Era un giovane contemplativo per natura e amava ritrovarsi “solo et pensoso”.

La storia si dipana poi in un inquietante susseguirsi di efferati omicidi, di messe nere con tanto di sacrifici umani e animali, di riti satanici, di sesso sfrenato, di possessioni, di presenze demoniache e di relativi esorcismi, fino alla più positiva e riparatrice delle conclusioni.
Tommaso Adiletta, da buon cattolico praticante, esprime nel suo romanzo concetti e valori cristiani e morali che evidentemente appartengono alla sua sfera più intima e privata, sui quali però chi non è credente può anche permettersi di dissentire. A leggere tra le righe, infatti, si coglie il tentativo più o meno subdolo di indicare la libertà sessuale come espressione demoniaca, mentre soltanto la purezza dei sensi sarebbe degna di essere considerata legittima.

«In cosa consiste l’iniziazione?»
Di nuovo Carmen dovette lottare contro se stessa per vincere la vergogna e continuare:
«Nell’avere un rapporto sessuale completo durante una cerimonia. Per le iniziate meglio ancora se tale rapporto viene consumato con una persona dello stesso sesso, e a me… toccò consumare un rapporto lesbo con Serena».
«E tutto questo ha un significato?»
«Sì, sta a indicare l’abbandono della pudicizia imposto dalla Chiesa e il lasciarsi andare alla sfrenatezza dell’istinto e dei sensi. Ogni loro atto è improntato allo scherno, al rifiuto e alla ribellione verso Dio».

Insomma, chi ama il sesso in tutte le sue forme ed espressioni e vi si abbandona senza ritegno e senza pudore, sarebbe posseduto dal demonio.
Bene, il relatore di questa recensione, che non ha mai praticato sacrifici umani e animali e non partecipa a messe nere, si vanta però di avere rifiutato fin dalla prima adolescenza le leggi e i dogmi della Chiesa cattolica, in particolar modo proprio quelli che pongono sotto accusa la libertà sessuale, che rivendica invece come diritto inalienabile senza per questo dover essere tacciato di satanismo.
In conclusione, Il redento è un bel noir caratterizzato da una trama intensa e a tratti sconvolgente, a prescindere dalla partenza lenta e noiosa, rovinato però, almeno in parte, dall’espressione di taluni concetti eccessivamente moralizzanti e inopportunamente repressivi nei confronti del sesso liberamente praticato.

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