Non avrete scampo di Tommaso Carbone

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Titolo:  Non avrete scampo

Autore: Tommaso Carbone

Editore: Libromania

Data di pubblicazione:  1 aprile 2016

Genere: Thriller

Pagine: 226

Formato: Ebook €1,99

Sinossi:

La prima vittima sembra essere stata sepolta viva, la seconda viene ritrovata annegata nelle gelide acque di un lago, la terza intossicata dai gas di scarico di un auto abbandonata in campagna: il commissario Bonanni indaga sulla morte di tre industriali legati a diverso titolo a gravi atti di inquinamento ambientale. Le vittime sono tutti pezzi grossi, la pressione dei media sugli inquirenti è enorme e la posizione del commissario si fa sempre più scomoda ogni giorno che passa. L’unica traccia è un bigliettino che ha ricevuto e collega le modalità di esecuzione dei delitti agli elementi primordiali della filosofia di Empedocle: terra, acqua, aria e fuoco. Un indizio che rimanda a moventi molto più profondi di quanto il commissario stesso riesca a immaginare.

Recensione a cura di Sheila Cabano:

L’io narrante (narratore omnisciente) e in terza persona racconta a seconda del punto di vista dell’assassino, delle vittime e del commissario.
Il romanzo è di ambientazione italiana e contemporanea e spazia in un’area urbana con incursioni tra periferia e scene del delitto diverse, tra lago e aree industriali a contorno di quella che si intuisce – senza identificarla – una metropoli generica.
Un commissario, con poca enfasi nelle indagini che si avverte disilluso perché manca di quell’ansia da ‘caccia la serial killer’ che animerebbe un buon detective, è alle prese con un assassino, assolutamente nella norma.
La mia percezione da lettrice, di fronte a un testo molto lungo, si aspetta un killer, intelligente, astuto che elargisca colpi di scena e particolari efferatezze e non un mite vendicatore che colpisce quattro vittime.  I malcapitati, pur dipinti con vite diverse, sono tutti industriali che cadono nel cliché dozzinale dell’immaginario collettivo di puttanieri- affaristi senza scrupoli- mafia connessi.
Non mancano certo i familiari delle vittime, personaggi di contorno con poco spessore, poco utili allo svolgimento della storia e quasi privi di interesse.
Lo stile rispetta il giallo classico: inizio, digressione storica, omicidi, causa ed effetto, scoperta e punizione del colpevole. Il libro ha una più che buona struttura grammaticale con pochi refusi e ripetizioni. Quasi assenti gli errori, dovuti sicuramente a distrazione.
Pur cercando di essere il più obiettiva possibile, il libro non è stato del tutto accattivante, non mi ha intrigato al punto tale da entusiasmarmi come mi è capitato con altri testi dello stesso genere da cui ti stacchi a fatica. Un testo scorrevole ma che non mi ha catturato forse, perché non ho trovato la ‘profondità’ dei personaggi e di situazioni che mi aspetto in un giallo, nonostante l’autore si dilunghi nel presentare i protagonisti.
L’opera è troppo lunga (290 pagine, impaginato in edizione tascabile) e nonostante quattro omicidi manca dei picchi di suspense che possano tenere alta l’attenzione del lettore. Un testo che potrebbe essere ridotto riassumendo situazioni o i dialoghi quotidiani di importanza secondaria alla trama, inoltre descrivere con troppa dovizia di particolati toglie spazio al lettore.
I passaggi in cui si raccontano gli omicidi sono pieni di incongruenze riscontrate in altre occasioni, anche nelle modalità di indagine.
Il peggior passaggio è il capitolo 22 in cui la vittima e l’assassino lottano su una barchetta da lago senza farla rovesciare e con modalità da wrestling. Il killer riesce ad  avere la meglio trascinando la vittima per un piede fuori dall’imbarcazione e nuotando più veloce ha la meglio sulla vittima pur avendo il braccio rotto. Errori o incongruenze spezzano il ritmo della lettura in un pubblico ormai bene informato sulle modalità di assassini & company.

“Il parcheggio a quell’ora era quasi vuoto. Il grande cancello di ferro battuto era aperto a metà. A lati del viale centrale svettavano due file di alti cipressi che il vento piegava da un lato, come la punta di un pennello sulla tela. Imboccò un vialetto laterale che divideva a metà un grande rettangolo di candide lapide e cippi marmorei poggiati su un soffice manto di erba verdissima, tra pini e abeti. Una giovane donna dai lunghi capelli biondi era china su una lapide. Con un panno cercava di togliere uno strato di polvere che aveva formato una patina grigia sul bianco marmo di Carrara. In fondo al vialetto apparve la fila di cappelle gentilizie, risalenti a metà’800. Un angelo era posto a guardia della monumentale facciata neoclassica. Ai lati della porta di bronzo c’erano due imponenti colonne in stile dorico. Una lettera,la M della parola FAMIGLIA,si era staccata dal frontone. La raccolse. Girò la chiave e spinse il pesante battente. La porta si aprì con un sinistro cigolio. Fu investito da un odore di umidità,fiori appassiti e muffa.“

stella03

 

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