In cima al mondo, in fondo al cuore: 1 di Mario Coppola

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Titolo: In cima al mondo, in fondo al cuore: 1

Autore: Mario Coppola

Editore: Giunti

Data di pubblicazione: 22 marzo 2017

Genere: Narrativa contemporanea

Pagine: 227

Formato: Ebook € 9,99 – Cartaceo € 13,60

 

Sinossi

Michelangelo è un ragazzo creativo e tremendamente competitivo, studia con passione architettura a Napoli e ha un sogno: entrare nello star system internazionale, il jet-set delle riviste patinate su cui sogna a occhi aperti. È profondamente legato alla sua città, ha una ragazza e una famiglia che ama eppure è disposto a rinunciare a tutto per il successo. Trovare un lavoro decente nel sud Italia è quasi impossibile, ma non per questo Michelangelo vuole andar via: lui vuole arrivare in cima al mondo, diventare come Zaha Hadid, l’archistar che ha cambiato l’immaginario collettivo con i suoi progetti rivoluzionari. Così si lascia alle spalle luoghi, amore e amici e taglia in anticipo tutti i traguardi fino a ritrovarsi, ancora studente, proprio nello studio più famoso del mondo. I giorni passano, le soddisfazioni e i soldi non mancano ma qualcosa non torna: come se lontano da casa e dagli affetti persino la gloria fosse inutile. Nella frenetica e brillante city Michelangelo si accorge di avere delle radici penzoloni, scopre la solitudine e la malinconia fino a chiedersi se, malgrado l’Italia del precariato e la Napoli della spazzatura, il successo all’estero possa dare davvero la felicità.

Partendo da un’esperienza personale coraggiosa e inconsueta, Mario Coppola dà vita a un’epopea contemporanea divertente eppure drammaticamente seria, perché in essa possono rispecchiarsi i percorsi di tutte le ragazze e i ragazzi che ogni giorno partono sperando di veder riconosciuto all’estero il loro talento. Queste pagine vibrano dell’entusiasmo e della freschezza con cui tutti, a vent’anni, siamo corsi incontro al futuro, e con quella stessa forza ci pongono domande importanti sul mondo che stiamo costruendo, sul destino dei nostri sogni.

Recensione a cura di Luciano Dal Pont

Ogni scelta comporta una rinuncia, così come il raggiungimento di ogni traguardo ha un costo che può essere più o meno elevato ma che è sempre da pagare in termini di sacrifici, dedizione, abnegazione e, ancora una volta, rinunce.

Cosa e quanto siamo disposti a sacrificare sull’altare dell’ambizione pur di riuscire a realizzare i nostri sogni?

Se lo chiede Michelangelo, nome fittizio dell’io narrante di questo romanzo autobiografico che in realtà nasconde la vera identità dell’autore, Mario Coppola, che ai tempi in cui è ambientata la storia riveste ancora i panni di un giovane e talentuoso studente napoletano di architettura lanciato in una corsa sfrenata verso il successo e la realizzazione professionale, il cui obiettivo è quello di lavorare nel prestigioso studio londinese di Zaha Hadid, che, come egli stesso scrive nel capitolo Lo sbarco:

oltre a essere l’architetta più famosa del mondo, nel tempo libero si diletta pure col design

Tempo presente per una scrittura davvero di qualità, stile brillante e arguto che talvolta strizza l’occhio al più raffinato e sottile umorismo nel quale tuttavia, un po’ alla volta, s’inserisce una vena malinconica e sofferente, In cima al mondo, in fondo al cuore è una cronaca dettagliata dell’andirivieni del protagonista fra Italia e Inghilterra in una continua rincorsa a esami ancora da sostenere presso l’università di Napoli e a stage nel prestigioso studio di Londra dove ambisce essere assunto e a un master frequentato a Milano, non solo per dare più concretezza a tale possibilità ma anche sull’onda della nostalgia del proprio paese d’origine e dei propri affetti. E in tutta questa frenesia, frequenti flashback conducono l’ambizioso e competitivo stakanovista a rivivere episodi della propria infanzia e della propria adolescenza che accrescono e rendono sempre più drammatica la crisi esistenziale che sembra aggredirlo con crescente ferocia ogni giorno che passa, talvolta gettandolo nel più nero sconforto e offuscando lo spessore e l’importanza dei suoi stessi obiettivi.

Guardo un vecchio malinconico seduto di fronte e me e ripenso al viso di papà quando mi accompagnò a Capodichino la prima volta che sono partito per Londra. Salutai lui e mamma con un groppo che mi stritolava la gola, fissai papà negli occhi e gli ripetei la nostra formula magica: «Fama, gloria e immortalità». Mi sentivo come un bambino al primo giorno di scuola, quando i genitori lo abbandonano di fronte a quelle porte minacciose e lui resta lì, incredulo, senza piangere. Pronunciai quelle parole per illudermi, per costringermi ad andare via, mentre sentivo che non ero pronto a lasciare il mio nido ai Ponti Rossi, le zampate di Jordan, le notti d’amore passate con Giulia. […] Anche ora, come allora, mi sento totalmente impreparato. Mi guardo attorno in questa squallida sala d’attesa e ripenso alla violenza di quel mantra epico che adesso non so se ripetere o se maledire

In questa ottica, tutto il romanzo è una profonda introspezione psicologica da parte di Michelangelo alla ricerca del più vero sé stesso e di quello che vuole davvero dalla vita.

Ho fatto una carneficina per vedere chi restava in piedi, chi vinceva tra me e il mondo, cioè tra me e me, e ora sono solo e inutile come un carro armato dopo la strage.

Questa solitudine dovrebbe essere il podio?

Perché non è detto che rinunciare alla vetta già conquistata significhi ritirarsi, arrendersi, accantonare l’ambizione in favore di un sentimentalismo condizionante, talvolta vuol dire invece individuare una diversa vetta da raggiungere, più personale e più consona al proprio modo di esistere e tuttavia ugualmente importante, specie quando disconosce valori precostituiti e omologati al comune pensare per sostituirli con qualcosa di più autentico, di più appagante e, magari, con un prezzo meno elevato da pagare.

Un libro che induce alla riflessione, questo è certo, il cui limite può essere forse individuato in una trama troppo prevedibile che si snocciola lungo le pagine senza colpo ferire, non c’è mai suspance, non c’è mai aspettativa o curiosità per ciò che potrà accadere dopo, perché seguendo le elucubrazioni mentali di Michelangelo tutto diventa scontato in prospettiva futura e talvolta subentra un vago senso di noia nella consapevolezza che alla fine tutto andrà come deve andare, tutto si concluderà esattamente come si deve concludere, come il lettore ha già intuito si concluderà.

Nota negativa anche per le troppo frequenti citazioni in inglese, sia nei dialoghi che nel narrato, dandone per scontato l’uso ormai comune ma che invece rallentano e rendono problematica la lettura da parte di chi non padroneggia correntemente quella lingua.

stella04

 

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