Lo smeraldo di Londra di Simona Liubicich

smeraldo

Titolo: Lo smeraldo di Londra

Autore: Simona Liubicich

Editore: HarperCollins

Data di pubblicazione: 20 ottobre  2016

Genere: Romance Storico

Pagine: 233

Formato: Ebook €4,99

Sinossi

Londra, 1904 – È una notte di pensieri, quella di Jude Arkell di FitzRoy, fratello del duca di Grafton. Di ritorno da una battuta di caccia nell’Hampshire, presta soccorso a una carrozza incidentata. Non crede ai suoi occhi quando, aprendo lo sportello, si trova dinnanzi la donna più bella su cui abbia mai posato lo sguardo. Lei è Evangeline Rosewood ed è in fuga da Londra e dal suo ex amante, Brock Grummermore, un malvivente della peggior specie che la considerava di sua proprietà. Evangeline ha bisogno di un posto dove passare la notte e Jude si offre di ospitarla nella villa di proprietà del fratello. Da subito tra i due la passione è palpabile, tanto che esplode selvaggia appena rimangono soli nelle lussuose stanze. Lei si lascia trascinare in un turbine irrefrenabile di sensazioni mai provato, convinta che, sebbene con rammarico, non rivedrà mai più Jude. Ma il crudele Brock rivuole a ogni costo il suo smeraldo prezioso, la donna che ha avuto l’ardire di lasciarlo, e per questo Evangeline avrà bisogno di tutto l’aiuto possibile per salvarsi.

Recensione a cura di Pitti DuChamp

L’inizio del XX secolo fu un momento di grandi cambiamenti sociali, enormi evoluzioni e grandi spostamenti migratori. In questa marea socialmente instabile si sviluppa la storia di Evangeline e Jude, una mantenuta e un duca, una bambina violata e un esponente della più alta nobiltà inglese. La scelta del nome della protagonista femminile non è causale come del resto niente nei libri della Liubicich: Evangeline, un nome religioso che deriva dal greco e significa buona novella, buona notizia. Ogni bimbo è una buona notizia e ogni storia di bambino dovrebbe essere una novella felice… ma per Evangeline la buona novella consiste solo nella fuga da una vita non più tollerabile. Comprata dall’orfanotrofio, centro di un losco traffico di bambine, è sopravvissuta alle torture perverse del suo protettore per tentare la fuga nelle Americhe in cerca di una vita migliore. L’ha salvata dalla morte sicura la sua incredibile bellezza, motivo per cui il perfido Grummermore, l’uomo che l’ha acquistata dalla sadica direttrice Chills, se ne è invaghito e primo motivo per cui Jude Arkell, duca di Grafton la salva. Dopo averla aiutata in un momento di empasse della sua fuga dal demoniaco protettore, la porta nel palazzo, sede ducale, dove consuma con lei una notte di passione a seguito della quale se ne innamora perdutamente.
Evangeline lo ricambia ma lui è un duca, e che duca, con stuoli di giovincelle che fanno a gara per diventarne la moglie, mentre lei è poco più di una prostituta anche se ammantata dei vestiti più eleganti e agghindata dei più bei gioielli. L’ordine del Re di sposare una nobildonna che sia degna di portare il titolo di duchessa arriva perentorio ma anche inaspettato in un momento storico di grande apertura alle novità: Jude stesso ripete più volte durante il libro che neanche la Regina Vittoria era arrivata a imporre matrimoni negli ultimi anni del suo regno, segno indiscutibile del cambiamento degli usi. Nonostante la stranezza dell’ordine regio e il generale clima di maggior tolleranza della società, né il re né lo stesso Jude si sarebbero spinti fino a far cingere la corona ducale a una ex prostituta, eppure l’amore risolve con fermezza molti più problemi di quanti ne crea e allora eccolo lì, il lieto fine. Un finale bello, originale, realistico. Realistico sì perché quando un’autrice decide di scrivere uno storico non può semplicemente consegnare il suo racconto ai tumulti della fantasia e dei buoni sentimenti. Esistevano nei tempi passati delle regole, delle spesse linee di demarcazione che dividevano ciò che era lecito dall’illecito e sposare una mantenuta per un duca era decisamente una cosa illecita. Simona Liubicich lo sa, conosce questa fondamentale regola dell’autrice di storici, la rispetta e anzi, di più, ne trae ispirazione. Non piega la grande storia alle esigenze di narrazione, al contrario narra le sue storie facendo risaltare perfettamente i contesti in cui si ambientano. Il romanzo risulta così realistico, i personaggi concreti e ricchi di sfaccettature, calati magistralmente nelle loro epoche. Dedico a questo proposito un pensiero al cattivo di turno, Grummermore, un cattivo veramente cattivo, un depravato sadico generato dal demonio. Non è un cattivello alla Don Rodrigo, è piuttosto un Innominato di manzoniana memoria, capace di ogni tipo di violenza su esseri deboli e indifesi. È un personaggio che non si può che odiare e detestare come si detesta tutti coloro che durante la storia gli fanno da spalla. Un cattivo a tutto tondo quindi in netto contrasto con Jude che invece è un personaggio positivo a 360°. Il tema del contrasto non appare soltanto nei caratteri dei personaggi ma anche nelle ambientazioni che caratterizzano il libro: i grandi eleganti palazzi contro il fetore delle zone malfamate, il profumo delle stanze delle prostitute di alto bordo contro il lerciume dei bordelli di infima categoria. Un chiaro-scuro inquietante che riverbera la società inglese e in particolare quella londinese in un momento di boom demografico, di grandi flussi migratori e di ampliamento urbanistico. Esattamente come nella nostra società le città scoppiano sotto la pressione dell’immigrazione, così succedeva agli inizi del XX secolo in un ricorso storico da cui evidentemente l’umanità fatica a uscire.
In ultimo mi soffermo sul linguaggio: una sinfonia di parole mai banali, di descrizioni magnificamente particolareggiate, di aggettivi originali e sempre opportuni fanno dei libri della Liubicich, e di questo in particolare, una vera e propria lezione di lingua italiana.

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L’Autrice

Simona Liubicich vive in Liguria, classe 1970, ha due figli, amante dei grandi classici e di libri moderni.

 

 

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