Silfrida, la schiava di Roma di Isabel Greenwood

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Titolo: Silfrida, la schiava di Roma

Autore: Isabel Greenwood

Editore: Delos digital  – Odissea Romantica

Data di pubblicazione: 14 marzo 2017

Genere: Romance Storico

Pagine: 225

Formato: Ebook €3,99

Sinossi

Silfrida è una giovane donna Gota, venduta come schiava dagli usurpatori dell’imperatore Teodosio e poi adottata da una coppia di romani che abita nei pressi di Verona, sulla via Postumia. È timida e timorosa, la evitano tutti a causa della sua origine barbara, ma il Fato è in agguato e la sua vita verrà sconvolta per sempre. Il padre che credeva perduto è il temibile Alarico, a capo dell’orda di barbari che invade il nord Italia. Partirà alla sua ricerca accompagnata da Ghiveric, un giovane e valoroso guerriero goto. Ma i legionari romani sono sulle loro tracce, la battaglia del Tanaro incombe. Riusciranno i due giovani a coronare il loro sogno d’amore e ritrovare Alarico?

Recensione a cura di Pitti DuChamp

Purtroppo, e dico purtroppo perché ho una smisurata ammirazione per le persone particolarmente erudite, io sono un’italica media: mangio, bevo e parlo da italica media. Ho frequentato un normale liceo classico e ho una normale laurea nel cassetto. Ancora: leggo e recensisco (quale superbia la mia!!!) da italica media, da lettrice normale e mediamente istruita. Mi si potrebbe definire mediocre ma non amo il termine quindi preferisco sentirmi media. Da lettrice media mi sono trovata davanti a questa bellissima copertina con un titolo estremamente accattivante, una citazione di copertina che fa venire i brividi e mi sono gettata a capofitto in una lettura che media non è né tantomeno mediocre!

La lettura risulta da subito un po’ ostica per la presenza troppo ingombrante di molti termini latini con i quali l’autrice intende ricreare l’atmosfera del periodo storico di cui parla. Più di una volta durante la lettura ho pensato che questo un po’ troppo ostentato sfoggio di cultura danneggiasse la storia che invece è bella e piena di ognuno di quegli ingredienti che fanno sognare il pubblico. C’è una donna forte e bellissima divisa tra la sua identità barbara di gota e la sua acquisita identità romana a cui ha imparato ad affezionarsi. C’è un ritrovamento familiare importante, c’è un grande amore, c’è un viaggio avventuroso che fa da sfondo allo sbocciare di un sentimento tra Silfrida e Ghiveric, il suo ritrovato promesso sposo, legato a lei dalle fasce per mano di Alarico suo padre e re dei Goti (dal 395 al 410). C’è un nemico romano potente che vuole per sé Silfrida e contro cui Ghiverc si scontrerà in una battaglia che sembra tratta da l’Orlando furioso. C’è il tema dell’immigrazione e dell’integrazione. Ingredienti forti dunque e ben amalgamati in un libro che ha l’unico difetto di essere troppo poco semplice. Non me ne voglia l’autrice né i lettori, spero innumerevoli, che hanno apprezzato l’opera, ma questo non è un libro facile, non è di semplice lettura: necessita di una base culturale già solida e di una predisposizione naturale ad amare incondizionatamente le letture storiche. Non è uno di quei testi rilassanti che si leggono per andare a letto, è piuttosto un compendio di società e vita militare romana, pieno di aneddoti e curiosità sulla quotidianità romana, pieno di gradi militari, nomi di armi e modi di dire militareschi (in latino), è un libro che vedrei bene come lettura di completamento per un esame di storia romana all’università. È uno di quei libri che la mia insegnante di greco e latino al liceo mi avrebbe fatto leggere d’estate, sventolandolo a mo’ di premio dopo le innumerevoli e faticosissime versioni da tradurre, come momento di svago in una vita fatta di vocabolari e declinazioni.

Con maestria e cura dei particolari l’autrice riesce a introdurre il lettore nella complicatissima parte di storia romana in cui i cittadini romani si trovano a fare i conti con le popolazioni barbare che, da una parte sono viste come straniere dalla gente comune, mentre dall’altra sono assoldate come reparti dell’esercito per la guerra. Non mi addentro nelle ingarbugliate alleanze tra popoli barbari, mi limito a dire che i temi che emergono sono di stupefacente modernità: le grandi e pericolose traversate per scappare dalle guerre o per trovare una vita migliore, la diffidenza delle popolazioni, la mancanza di un’identità di popolo in quel mescolone di razze e culture che fu l’impero romano agli sgoccioli della sua unità. Ecco come si ripropone l’Europa moderna ed ecco, mi viene da pensare, che la ciclicità della storia trova il suo compimento ai giorni nostri in un mélange confuso di reazioni alla destabilizzazione dello status quo europeo dovuto alle grandi migrazioni degli ultimi anni.  Il periodo storico è quello del regno di Alarico, re dei Visigoti dal 395 al 410 e tra le pagine del libro si incontrano vari personaggi di particolare spicco dell’epoca tra i quali in particolare Teodosio, ultimo imperatore di un impero romano ancora unificato salito sul trono dei Cesari nel 379 e Stilicone, che da generale vandalo arrivò alla reggenza dell’impero romano d’occidente una volta morto Teodosio. La rocambolesca avventura dei due protagonisti, Silfrida e il promesso sposo Ghiveric, si srotola come un nastro rosso di speranza e amore in mezzo alla crudezza delle guerre tra romani e barbari, al sangue, agli assalti di villaggi popolati di donne e bambini, alla fame dovuta alle carestie. In realtà… se vogliamo proprio esser sinceri, per quanto le scene del libro cerchino di ricreare la precarietà delle condizioni di vita e la brutalità della guerra di allora, condotta da soldati contro soldati, da corpi contro corpi, da spade contro spade, mai nessuna crudeltà di allora può essere paragonata alla guerra moderna. È questo un tema importante che striscia attraverso tutto il libro: il nemico è nemico, né più né meno e in battaglia, corpo a corpo, viso a viso, occhi negli occhi, si uccide o si muore. Questo il coraggio delle guerre antiche, questa la forza dei guerrieri di altri tempi. Nonostante sia vero che nessuna guerra abbia mai salvaguardato i più deboli e donne vecchi e bambini innocenti siano sempre stati i primi a soffrire, e che quindi nessuna guerra abbia mai avuto regole d’onore, la guerra moderna ha reso vile anche il coraggio dei guerrieri. Non più corpo a corpo condotto con spade e scudi, non più lance o frecce e neppure baionette e moschetti… no, troppo rischioso, ci vuol troppo coraggio a guardare negli occhi chi si sta per uccidere. Oggi si preme un bottone! Un semplice micidiale pulsante ha la forza di uccidere come un demone apparso dal nulla migliaia di persone con una bomba o con le emanazioni di gas velenosi. Ecco allora che Ghiveric ci da un grande insegnamento proprio alla fine del libro: lui da barbaro in fuga da un potente romano, lui da immigrato che riscatta sua moglie affronta viso a viso il suo nemico in un combattimento all’ultimo sangue che lascia il lettore in sospeso fino alla fine. Sarà Silfrida ad aiutarlo a sconfiggere il nemico, la donna coraggiosa, mezza gota e mezza romana che trova nell’amore per Ghiveric e nella riunione con il suo popolo d’origine la sua vera identità.

Un libro da leggere con il giusto spirito: con la voglia di imparare e non di evadere.

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L’Autrice

Isabel Greenwood è lo pseudonimo di un’autrice che ha all’attivo già numerosi racconti, romanzi e partecipa spesso a concorsi letterari. È da sempre appassionata di Storia italiana: Impero Romano, alto e basso Medioevo, Rinascimento. Con il suo ultimo romanzo ha deciso di mettersi in gioco con un’opera più romantica.

 

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